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Torino: i profughi e gli ex comunisti occupano edifici del Comune

Mentre dalla porta cadono mattoni e calcinacci, Hussein guarda tra le grate alle finestre e scuote la testa. «Non è possibile, questa è una casa per animali». Lasciata la caserma di via Asti nel tardo pomeriggio, dopo una lunga giornata di trattative, i somali sono tornati ad occupare, loro malgrado, un altro stabile abbandonato. Se, infatti, fino all’anno scorso ad ospitarli era l’ex clinica San Paolo in corso Peschiera, da ieri la loro nuova abitazione è il comando dei vigili urbani di corso Chieri.I lavori per trovare una soluzione definitiva all’ospitalità presso la caserma La Marmora erano iniziati presto in Prefettura, dove in mattinata sono stati convocati gli interlocutori della vicenda. Forze dell’ordine e istituzioni, concordi nell’unica certezza. «Entro oggi la caserma dovrà essere sgomberata». Poco dopo pranzo, l’arrivo dei primi cellulari del reparto mobile e due autoscale dei pompieri, «allertate perché qualcuno ha minacciato di darsi fuoco». Nel frattempo, all’interno, mediatori culturali, assistenti sociali e consiglieri circoscrizionali discutevano con gli ultimi diciotto ospiti la necessità di dover lasciare quella sistemazione, pur ignorando quale fosse l’ultima tappa del loro viaggio. «Ho proposto io di visitare lo stabile abbandonato di corso Chieri e, di fatto, questa era l’unica soluzione auspicabile in assenza di altro» ha poi commentato il consigliere della Otto, Paolo Salza, presente sul posto insieme alla collega Daniela Pautasso, al vicepresidente della Circoscrizione, Diego Castagno, non favorevole all’iniziativa, e al consigliere della Sette, Paolo Ramazzotti. «Chiederemo al più presto un incontro con il Prefetto e il Comune di Torino. Se quella che in origine era un’occupazione abusiva in corso Peschiera, dopo un anno e parecchi soldi spesi, è ancora l’unica soluzione praticabile, qualcosa non ha davvero funzionato».Poco prima che i profughi lasciassero via Asti, scortati dalla polizia, l’arrivo di una delegazione dal centro sociale Gabrio. «Gli hanno proposto di occupare l’ex Velena? È assurdo». Un commento laconico per un’occupazione che, questa volta, non è stata una loro idea e per la quale la polizia si è trovata costretta a denunciare i diciotto somali. Scaricati da un autobus del Gtt, insieme a reti, materassi e bagagli, prima in piazza Borromini, poi davanti all’ex casa occupata Velena, i rifugiati che non hanno accettato i posti letto e le soluzioni abitative offerte dal Comune hanno buttato giù a colpi di mazza la muratura del portoncino. «Se stamattina ci avessero detto che per lasciare via Asti i profughi sarebbero andati nell’edificio di corso Chieri avremmo chiesto di bloccare tutto» ha replicato in serata l’assessore alla Polizia municipale, Domenico Mangone. «Il controllo dell’operazione era della Questura, non siamo stati noi ad avallare il trasporto in quel posto. Dal nostro punto di vista si tratta di un’occupazione abusiva per cui chiederemo senz’altro lo sgombero – continua Mangone -. Si è fatto un passo indietro, si è passati da una situazione controllata ad una incontrollata, in cui queste persone sono senza servizi essenziali quali luce, acqua e gas. A questo punto chiediamo che il Governo si prenda le proprie responsabilità anziché scaricarle sul Comune».Enrico Romanetto

 

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