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Il Borghese

Dura la vita dei pedatori milionari

Dedicato a coloro che trascinano il proprio figlio non proprio brocco dalla scuola calcio a ogni provino possibile in tutta Italia, sognando per lui un futuro da calciatore professionista: non è tutto oro quel che luccica. E a dimostrarlo ecco la delicata questione che in questi giorni ha visto di fronte l’Associazione calciatori e la Lega di serie A. Sul tavolo, il rinnovo del contratto collettivo di lavoro, scaduto a giugno. Già perché anche gli illustri pedatori sono lavoratori dipendenti, con un contratto collettivo come ogni altra categoria. Ciò che fa specie è che si discutesse della serie A, ossia il top dei privilegi. E badate bene, non si discuteva della Lega Pro (l’ex serie C) dove i pedatori lontani da televisione e nazionale prendono sovente poco più del minimo sindacale, ossia 1.500 euro al mese e rischiano la bancarotta in caso di retrocessione o se le loro squadre, vittime-artefici del calcio intasato di società professionistiche, quindi di un meccanismo ormai al collasso perché incapace di mantenere se stesso.I milionari del pallone, quindi, discutono di questioni sindacali, come fossero operai o impiegati o ricercatori a contratto. Incredibilmente ci viene venduta come rivoluzionaria l’idea che i pedatori possano essere retribuiti sulla base dei risultati: non una colata d’oro in aggiunta ai già ricchi ingaggi, ma uno stipendio base – comunque superiore a quanto sognato dalla maggior parte di noi – che viene accresciuto poi sulla base dei risultati ottenuti dalla squadra. Sia mai che il campione e/o brocco sopravvalutato trovi risorse inaspettate in termini d’impegno quando da questo dipende il suo lussuoso tenore di vita…Vi sareste mai aspettati una cosa simile? Magari in questo paese, dove il campione che non rende riesce a spacciarsi per incompreso a strappare un ricco contratto altrove; e che dire di quei calciatori che, messi letteralmente fuori rosa per via dello scarso rendimento, rifiutano ogni cessione o addirittura pretendono di mantenere, a fine carriera, il faraonico ingaggio dei bei tempi andati?In ogni caso, anche solo l’idea che si debba discutere dei diritti sindacali dei privilegiati, già normalmente viziati e coccolati oltre il lecito, è qualcosa che dovrebbe far riflettere tutti noi che paghiamo per andare allo stadio o per vedere le partite in televisione e sovente veniamo ricompensati nei modi che ben conosciamo, come ai Mondiali in Sudafrica. Davvero, dura la vita a correre dietro a una palla.andrea.monticone@cronacaqui.it

 

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