img_big
Il Borghese

Perché Sanremo è Sanremo

La notizia è di quelle che fanno sobbalzare anche gli obesi sulla sedia a sdraio. Belen Rodriguez, quella che se la faceva (o se la fa ancora…) con Corona tatuato e strafottente reuccio dei paparazzi, quella che ha strappato un contratto milionario ad una nota azienda telefonica, quella che ci ossessiona dalle pagine delle riviste di gossip indossando reggipetti, mutande, collane, borsette e fors’anche pitoni, non sarà la reginetta del Festival di Sanremo. O almeno non più. Ha pippato, proprio come Morgan. E come Morgan ha avuto anche il coraggio (o la dabbenaggine, dice qualcuno) di confessarlo. Eh no, chi tira cocaina a Sanremo non sale sul palco. Almeno in questo c’è coerenza.E un bel paio di gambe non la vincono su una testa cespugliosa. Dunque Belen come Morgan, complici le serate calde della Milano da tirare che, a furor di cronaca, sembra aver soppiantato quella (anni settanta) che era solo da bere, è stata licenziata ancora prima di essere assunta. Il sindaco Maurizio Zoccarato l’ha liquidata così: «Non accetto di associare alla mia città qualcuno che non abbia una moralità certa e se Belen ha fatto uso di droga, a questo punto non mi fa piacere vederla sul palco dell’Ariston». E a chi gli ha fatto notare che solo qualche giorno fa uggiolava di gioia all’idea («bello, bellissimo avere Belen come presentatrice anche per dare un’immagine un po’ più giovane e mondana della città») ha risposto quasi rabbioso che «farà le barricate affinchè venga scelta una persona onesta e perbene per il Festival». Un inno alla moralità. Ma almeno Zoccarato non invoca, come Fini, le dimissioni degli inquisiti o presunti tali, solo per fini politici, dopo averli sopportati per anni. Li licenzia e ce ne libera. Peggio. Li licenzia ancora prima di aver sottoscritto il contratto. E di questi tempi, che sia il Festival a darci lezioni di moralità, è quasi emblematico in un Paese che ci rovescia, attraverso giornali e tivu, scandali, angosce e flash di un futuro che pare sempre più incerto. Tangenti, fabbriche che chiudono, consumi che precipitano, spiagge inquinate. E cocaina a fiumi. Nella politica, nella finanza, nello spettacolo. Come se ormai fossimo vaccinati al peggio e condannati a sopportare qualunque infamia. Compresa quella di una giustizia che quando non insegue la politica ha i piedi lenti di una tartaruga. Zoccarato, con le prime dichiarazioni, interpreta il pensiero di tanti: taglia la testa al toro, o meglio quella di Belen, senza aspettare processi, condanne o appelli che dir si voglia. Insomma dà l’impressione di farsi giustizia da solo. Poi, in serata, ecco a stretto giro di agenzia di stampa, la prevedibile retromarcia: «Ho letto i giornali che stamattina non avevo avuto il tempo di guardare. La situazione di Belen è molto diversa da quella di Morgan. Spero che possa chiarire tutto. Spetta alla Rai decidere chi presenterà il festival e penso che Belen sia davvero una grande professionista». Ma anche questo, in fondo, è specchio dell’italico costume. Va a finire che Belen ce la becchiamo davvero. Perché Sanremo è Sanremo.beppe.fossati@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo