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Il Borghese

La libertà di infangare

Abbiamo fatto bene a non scioperare l’8 luglio per onorare il giorno del silenzio, con un maxi bavaglio auto imposto al nostro giornale. Avremmo sprecato notizie e reso un cattivo servizio ai lettori. Peggio, avremmo scioperato per nulla. Perché nulla, o quasi, è cambiato. L’accordo sulle intercettazioni che sembravano tanto importanti da tagliare l’Italia in due, c’è stato. Ma all’italiana, come sempre. Cambiando quanto basta per rendere ancora più difettosa la nostra democrazia, ma vietandoci – di fatto – di essere liberi di dire quattro corbellerie al telefonino. Insomma, eravamo un popolo di spiati (e di spioni) e tale restiamo. Dunque, nessuna paura. Il gossip politico continuerà a iosa e noi potremo fantasticare al bar di veline e trans mescolati ad illustri personaggi, con sagge parole (?) di accompagnamento da parte di notisti politici e arguti elzeviristi. Certo si dovrà rispettare la regola delle “conversazioni pubblicabili solo se rilevanti”, ma state sicuri che ci sarà sempre qualcuno che autorizza. E, anche se non ci fosse, come è accaduto ieri a Caltanisetta, ci saranno sempre dei magistrati che usano l’ascensore mediatico per scalare le prime pagine dei giornali. La notizia è nota, e riguarda i processi per le stragi di mafia del 92 ,e in particolare quella di via D’Amelio dove è stato trucidato il procuratore Borsellino, che devono essere rifatti da zero. Come dire che, a 18 anni di distanza, sono state trovate prove tali da sovvertire le dichiarazioni dei pentiti sui quali è stato costruito l’intero dibattimento. Capita, quando ci si affida a piccoli delinquenti del calibro di Vincenzo Sacarantino imbeccato – lo si sospetta da tempo – dai servizi segreti deviati. Ma quello che colpisce come una bomba, sono le dichiarazioni dei magistrati inquirenti Sergio Lari (procuratore capo) e Nico Cozzo (procuratore aggiunto), i quali prima ancora di essere sentiti a Palermo dalla commissione parlamentare antimafia hanno detto ai cronisti “che sono ad un passo dalla verità” e che questa verità “la politica potrebbe non reggerla”. Come dire che, fatto il passo necessario per arrivare a questa verità, per la nostra democrazia sarà la fine del mondo, che rotoleranno teste autorevolissime, che ci sarà il buio totale. Tratteggiato il peccato (collusioni con la mafia, concorso in strage e quanto altro possa venire in mente ad un povero cristiano) ma non i peccatori che tuttavia paiono identificabili nel nostro Governo e in particolare nel Cavaliere, i due supermagistrati se ne sono tornati in procura ad indagare. Con i giornalisti sono rimasti a colloquio pochi minuti, giusto il tempo di dare fuoco alle polveri e di ritirare la mano. Non chiedeteci perché, visto che “sono ad un passo dalla verità” non hanno fatto che vuotare il sacco e anticiparci la catastrofe. Non chiedetecelo perché rovinereste l’impianto del giallo giudiziario, smontereste la bagarre politica, anneghereste le aspirazioni di chi cerca di farsi strada sui cadaveri (politici) altrui. Una storia come questa, intrisa di mafia, pentiti (vedrete che a breve rispunterà Spatuzza specializzato in veleni contro Dell’Utri, Forza Italia e il Cavaliere) politica e – magari – escort prezzolate può durare un’estate intera. Quanto basta per garantire sterco a go-go.beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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