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Cronaca

Regione Piemonte, il voto al Tar: in aula quattro ore di battaglia fra avvocati

In aula, la battaglia fra avvocati è durata quattro ore, attorno a Pensionati, Verdi Verdi e alla lista Scanderebech. Le tre formazioni (insieme ai minuscoli Consumatori, ininfluenti con appena 2.800 voti raccolti) che sono finite nell’occhio del ciclone in seguito ai ricorsi presentati dal centrosinistra. Una discussione a due livelli: nel primo i legali del centrodestra, a cominciare dall’avvocato del governatore Cota, Luca Procacci, e da Carlo Emanuele Gallo, il principe del foro cui si è affidato il Pdl, hanno sollevato le eccezioni di ammissibilità dei ricorsi. Ovvero, secondo la tesi difensiva, le istanze sarebbero state presentate in ritardo, oltre i limiti consentiti. «Il decreto salva-liste e la successiva legge salva-effetti – ha ripetuto Procacci in aula – sanciscono il principio dell’immediata impugnazione». In altre parole, i ricorsi avrebbero dovuto essere presentati entro 60 giorni dalla presentazione delle liste e non entro i 30 dalla proclamazione degli eletti. Una teoria che per i difensori sarebbe rafforzata da una recentissima sentenza della Corte Costituzionale, datata 5 luglio. «Quella sentenza supera e accantona quanto è avvenuto prima – ha spiegato l’avvocato Gallo -. E quella di impugnare immediatamente le liste ritenute irregolari non è una facoltà, ma un onere». Insomma, se Bresso, Verdi, Udc e Pensionati e Invalidi avevano rilevato qualcosa di poco chiaro avrebbero dovuto agire per tempo.Il confronto sul merito si è infuocato sul caso di Michele Giovine, il leader dei Pensionati (su cui pende un procedimento penale) accusato di aver falsificato le firme di 18 delle 19 accettazioni di candidatura della sua formazione. Enrico Piovano, uno dei legali di Bresso, ha parlato senza mezzi termini di «27 mila voti», quelli racimolati dai Pensionati, «dati ad una lista inesistente, quindi non validi». Decisivi, dato che lo scarto fra Cota e l’ex presidente non ha superato i 9.400 voti. Il punto chiave della questione è stabilire se debbano essere presi in considerazione i fascicoli dell’inchiesta penale depositati dall’accusa fra i “motivi aggiunti”. Anche perché i legali di Giovine hanno presentato delle memorie difensive in cui si respinge ogni accusa. «Per noi quei voti sono assolutamente validi – sostiene l’avvocato Giorgio Strambi – perché raccolti da candidati consapevoli, che hanno registrato validamente la loro candidatura». E ancora per l’avvocato Fabrizio Casagrande «i procedimenti penali non dovrebbero sovrapporsi al Tar».L’accusa dei Verdi, contro i Verdi Verdi di Maurizio Lupi, è stata portata avanti da Luca Di Raimondo. «Da anni la giurisprudenza ha chiarito che gli unici “Verdi” sono la Federazione dei Verdi, schierata con il centrosinistra – ha sottolineato l’avvocato -. La statistica dimostra che sigle come i Verdi Verdi confondono l’elettore. Dove questi non ci sono, come alle ultime comunali di Moncalieri, i Verdi prendono più voti». Parole senza valore per la difesa, che ha giocato tutto sul fatto che l'”orsetto” della lista e la scritta “Cota” non potessero trarre in inganno gli elettori. A Scanderebech, che da capogruppo Udc (ma espulso dal partito) sfruttò l’esenzione delle firme per presentarsi alle urne con una lista propria, veniva invece contestato un uso illecito della legge elettorale regionale. «Invece – replica ancora l’avvocato Gallo – ha fatto benissimo dal punto di vista giuridico. La legge intende appositamente far prevalere la volontà del capogruppo su quella del partito».

 

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