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Cronaca

Lettera Fiom a Marchionne: Niente accordo sul premio

I lavoratori della Fiom di Mirafiori hanno scritto una lettera all’amministratore delegato, Sergio Marchionne, per invitarlo a un dialogo «senza filtri e finzioni mediatiche», tre operai di Melfi, di cui due delegati Fiom, sono stati licenziati per aver bloccato l’approvvigionamento di materiale per la produzione durante uno sciopero e, a fine giornata, il mancato accordo sul premio di risultato ha spinto Fim, Uilm e Fismic a indire uno sciopero di due ore a fine turno per oggi in tutti gli stabilimenti Fiat Group in Italia, mentre non è escluso che la Fiom faccia altrettanto. È il bilancio della travagliata giornata di ieri all’interno della “galassia Fiat”.La giornata è iniziata con lo sciopero di 4 ore indetto a Torino dalla Fiom per il premio di risultato e contro il licenziamento di Pino Capozzi, impiegato Fiat e delegato dei metalmeccanici Cgil, liquidato per aver utilizzato la e-mail aziendale per diffondere un volantino. Durante il corteo partito da Mirafiori e concluso al Lingotto – al termine del quale Capozzi è intervenuto per invitare i colleghi «a non mollare nelle battaglie» – i lavoratori hanno distribuito una lettera di risposta alla missiva che, pochi giorni fa, Marchionne aveva indirizzato ai dipendenti Fiat.«Anche noi – si legge nella lettera – siamo consapevoli di attraversare una crisi senza precedenti e una fase molto delicata che influenzerà il nostro futuro», ma «è per questo, che pur apprezzando gli investimenti previsti dal piano industriale, non comprendiamo come e perchè solo i lavoratori debbano pagarne la realizzazione, con governo e politica che al massimo fanno i tifosi per i propri fini». L’invito al confronto della Fiom ha trovato il consenso della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, seconco la quale «è importante questo passo, che io leggo come un’apertura».La questione del premio mancato (600 euro la richiesta dei sindacati, la metà di quanto corrisposto lo scorso anno) viene spiegata dalla Fiat con una «mancanza di condizioni» e raccoglie la contrarietà di tutti i sindacati: «Siamo di fronte a un gesto molto grave della Fiat – ha detto il segretario generale della Fiom piemontese, Giorgio Airaudo – che colpisce il reddito dei lavoratori che, a Mirafiori, hanno fatto un minimo di 10 settimane di cassa integrazione e hanno subito una perdita di almeno mille euro ciascuno». Secondo Airaudo, il conto finale della crisi sarà più alto: «Nel prosieguo dell’anno – ha spiegato – tale perdita non potrà che raddoppiarsi e a questo si aggiunge il mancato pagamento del premio: è come se ogni lavoratore avesse perso due interi mesi di salario. Questo – ha sottolineato il segretario Fiom, che non esclude ulteriori mobilitazioni oggi a Mirafiori – non favorisce la coesione sociale necessaria per uscire dalla crisi e compromette la credibilità del-l’azienda e il ruolo delle parti sociali. Non credo che sia accettabile dai lavoratori Fiat di Torino».Sempre ieri, sul fronte dei rapporti tra azienda e Fiom, a Melfi i tre lavoratori licenziati dalla Fiat sono saliti sulla Porta Venosina, un antico monumento situato nel centro storico della cittadina. La Fiom ha annunciato che la manifestazione in programma venerdì prossimo, 16 luglio – con sciopero di otto ore anche nelle fabbriche dell’indotto – si svolgerà a Melfi.La reazione della Fiom ai licenziamenti è dura: «La Fiat – ha detto il segretario generale, Maurizio Landini – è passata dal ricatto alla rappresaglia e alle intimidazioni ai lavoratori. Servirebbe – sostiene Landini – un ritorno alla saggezza e responsabilità da parte dell’azienda perchè, per affrontare la gravissima crisi in atto, c’è bisogno del consenso di tutti i lavoratori e le lavoratrici del gruppo e del confronto paritario con tutte le organizzazioni sindacali».Alessandro Barbiero

 

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