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Sport
Sorprendente promozione per i canavesani «Nei playoff i ragazzi sono stati eccezionali»

Rivarolo in Eccellenza. «E dire che l’obiettivo era quello di salvarsi»

All’insegna di una nuova era, questa è la missione della Rivarolese, società canavesana artefice del sorprendente salto in Eccellenza. Fondata nel 1906, la Rivarolese può vantarsi di un passato glorioso che l’ha vista militare negli anni ’40 in serie C per poi finire in seguito nei campionati regionali. L’anno del centenario è stato festeggiato con il ritorno in Serie D, categoria quest’ultima ceduta tre anni dopo al Chieri complice la crisi societaria che ha costretto l’entoura ge granata a ripartire dalla Prima categoria con in testa l’attuale presidente Juan Carlos Surace. Una nuova realtà dunque basata su un fiorente settore giovanile e su una prima squadra che piano piano è tornata a far parlare di sè. A guidarla da due anni l’ex allenatore della Juniores Vito Scardino, uno che all’età di sei ha avuto l’onore di palleggiare con l’indimenti cabile campione brasiliano Pelè. Ed è proprio Scardino a raccontarci dell’impresa Rivarolese, una squadra partita per salvarsi, arrivata fino alla finale playoff del 5 giugno vinta in casa per 2-0 contro il Colline Alfieri grazie ad Andrea Querio e ad Anthony D’Agostino.

Vito Scardino, prima di tutto complimenti. È più giusto parlare d’impresa o di miracolo? 
«Grazie mille. Considerando le aspettative d’inizio stagione devo dire che la cavalcata che abbiamo fatto ha tutti i contorni di un’impresa miracolosa. Puntavamo alla salvezza e invece siamo andati ben oltre».

Come ha fatto a raggiungere questo traguardo pur essendo inferiore rispetto a corazzate come Brandizzo e Pont Arnad? 
«Ho sfruttato il collettivo e l’innesto di giocatori esperti come Alberto Balagna e Marco Franzino senza dimenticare il bomber Anthony D’Agostino. L’applicazione e la dedizione dei miei ragazzi poi hanno annullato i valori di squadre più forti».

Pur essendo stato sorpassato alla penultima giornata dal Brandizzo, ci ha sempre creduto all’Eccellenza? 
«Con il Brandizzo è stato un duello infinito: eravamo riusciti a passarli cancellando il loro vantaggio di sette punti. Perdendo però con il Pont Arnad siamo stati nuovamente scavalcati e così loro hanno vinto. Il nostro campionato si è chiuso con questa delusione, temevo la reazione della mia squadra, ma nei playoff i ragazzi sono stati eccezionali».

A chi dedica questa vittoria?

«A noi stessi, per tutto quello che abbiamo fatto. Solo noi sappiamo la sofferenza e la gioia che abbiamo provato per tutta la stagione. Un gruppo giovane e inesperto capace però di far bene ogni domenica».

Mister ci racconta dell’aneddoto di Pelè?

«Molto volentieri: ricordo che era il 1962, avevo circa sei anni e mi avevano fatto entrare al “Comunale” di Torino per vedere l’amichevole tra Juventus e Santos. Ho cominciato a palleggiare a bordo campo, Pelè mi ha visto e dopo avermi fatto una carezza si è messo a giocare con me. È qualcosa che mi porterò sempre dietro».

 

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