Nessuna pace per la statuetta della Madonna presa a martellate

Riti satanici davanti alla Vergine con un bambolotto fatto a pezzi

Una bravata o forse un rito meschino, magari opera di seguaci delle sette sataniche. La madonnina installata tra le rocce del giardino, in piazza Gozzano, è finita nel mirino di ignoti delinquenti che prima si sono divertiti a spaccarne la vetrata, come denunciato di recente su queste pagine, e poi hanno deciso di abbandonare un bambolotto davanti alla statuetta della Vergine. Una bambola con gli occhi cavati, fatta completamente a pezzi. Con le gambe e le braccia separate dal resto del corpo. Avvolte in un mucchio di foglie da cui proviene un odore davvero terribile. Forse un tentativo di nuocere al prossimo, magari a quella stessa madonnina donata da un anonimo benefattore che al momento non ha un nome e un cognome. Un altare sacro, simbolo di pace e di speranza collocato nel giardino che ricorda la figura di Don Luigi Giussani. «Ma forse qualcuno non la vuole qui con noi» si sfoga un residente. E i dubbi restano.

Nel quartiere la preoccupazione è tanta. C’è chi evoca il mito della “fattura” che consiste, appunto, nell’utilizzo di statuette o bambole, trafitte da spilloni o maltrattate in vari modi. Il principio esoterico che sta alla base della fattura è quello che certe sostanze o certi oggetti trattati secondo un procedimento magico, possiedano determinate facoltà ed esercitino dei poteri sulle persone. La fattura presuppone poi sempre la possibilità di far intervenire, mediante un rituale magico, delle forze occulte di origine diabolica. «In pochi giorni è già successo di tutto – racconta un fedele -. Hanno buttato dei rifiuti davanti all’altare, poi hanno preso a calci il vetro. E in passato, qui, abbiamo già ripulito la targa, imbrattata con ignobili bestemmie».

Nelle ultime 48 ore un secondo raid ha danneggiato ulteriormente la vetrata della madonnina che ora non è più protetta dalle intemperie. Poi è apparso quel bambolotto e, quasi in risposta, delle preghiere lasciate tra l’altare e l’oggetto stesso. «È una lotta tra il bene e il male – si sfoga la signora Maria, una volontaria della zona -. Ma noi continueremo a vigilare affinché episodi di questo tipo non si verifichino mai più».

 

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