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Rubriche Tecnologia

LA RECENSIONE – DOOM (Ps4, Xbox One, Pc)

Per chi, come – ahimè – il sottoscritto, è ormai entrato negli ‘anta, DOOM non potrà mai essere un gioco qualsiasi. Quando, nel lontano 1993, il gioco di Romero e Carmack si affacciò sui nostri Pc, capimmo subito che più niente, nel mondo dei videogiochi, sarebbe stato come prima. Ritmo frenetico, visuale in prima persona, grafica per l’epoca eccellente erano solo alcuni degli elementi di un mix che inchiodò agli schermi un’intera generazione e di fatto creò il genere degli Fps, quello che ancora oggi domina le classifiche di vendita di tutto il mondo. È vero che DOOM in realtà non fu il primo gioco del genere – Wolfenstein lo precedette – ma fu il primo a diventare un fenomeno globale, tanto da approdare poi su praticamente ogni console creata e dare vita a film e libri. Quel gioco ebbe numerosi adattamenti ma due soli seguiti ufficiali, l’ultimo del quale uscito ben 12 anni fa. Per questo si può immaginare che inserire nella nostra Xbox One un disco con il semplice titolo DOOM, senza neanche il 4 per evidenziare che siamo di fronte a un nuovo inizio, non sarà mai per un 40enne un momento come un altro. Noi l’abbiamo fatto con gioia ma anche con un po’ di ansia, nel timore che una pura operazione commerciale avrebbe potuto rovinare un gioco senza tempo. Beh, sappiate che la paura era infondata: questo è DOOM al 100% ma con la grafica dei nostri giorni. Cosa volere di più?

 

In DOOM la trama ha un’importanza secondaria. Sostanzialmente, vi basti sapere che vi risveglierete su Marte, dove i terrestri avevano pensato di creare una seconda Terra. Il progetto è però abortito quando è stato aperto un portale che ha messo in collegamento il pianeta rosso con l’Inferno, da dove sono arrivati una serie di “turisti” ben poco raccomandabili. Gli effetti sono visibili tutto intorno a voi, con i resti della carneficina che ne è seguita ben visibili un po’ ovunque. Proseguendo nel corso dell’avventura, cercherete di scoprire come e perché il portale è stato aperto ma in realtà conta poco: quello che importa è sparare a tutto ciò che si muove, uccidere prima di essere uccisi. Per mettere subito le carte in tavola, la prima cosa che dovrete fare nel gioco è sparare: prima ancora di muovere un passo, sarete subito aggrediti. E le cose, andando avanti, non faranno che peggiorare… Ad aiutarvi, ci saranno armi sempre più potenti e un’armatura Praetor. Raccoglierla sarà la seconda cosa che farete e una volta che la indosserete sarete pronti a lanciarvi all’esplorazione di Marte.

 

Il gameplay riprende tutti gli elementi caratteristici dei DOOM originali, facendo del ritmo la propria caratteristica principale. Solo per capire quanto il gioco si basi sulla velocità, è sufficiente sapere che gli sviluppatori hanno eliminato la ricarica delle armi: nessuna pausa per rifornirle di proiettili,  pistole e fucili saranno sempre pronte a sparare. A patto ovviamente di avere ancora almeno una di quelle munizioni che potrete raccogliere da terra lungo il vostro cammino, proprio come i medikit e la corazza. Nessuna guarigione automatica quindi, ma un ritorno alle origini, come del resto Bethesda aveva già sperimentato con successo con il recente Wolfenstein, ben accolto da critica e pubblico. L’unica parziale eccezione è nel sistema delle esecuzioni, attivabile su un nemico stordito, evidenziato da un alone colorato: in pratica, premendo un tasto, potrete esibirvi in efferati attacchi finali corpo a corpo, in seguito ai quali riguadagnerete parte della vostra salute. Ad aiutarvi ci sarà anche la corazza: solo quando questa sarà a zero, la vostra salute comincerà a diminuire. Armi, corazza e salute però non vi serviranno a nulla se non farete l’unica cosa che vi potrà salvare: muovervi. Su Marte, chi si ferma è perduto: i demoni infatti sono gli stessi che avete affrontato negli anni ’90 ma rispetto ai loro “antenati” hanno guadagnato una straordinaria mobilità. Sono in grado di correre, saltare e arrampicarsi e come se non bastasse sono anche sufficientemente intelligenti da cercare di schivare i vostri colpi e aggirarvi se provate a nascondervi dietro un riparo. L’unica vostra difesa quindi sarà quella di non fermarvi mai, correre intorno ai nemici per non offrire loro un bersaglio troppo facile. Insomma, scordatevi i moderni Fps basati sulle coperture dietro le quali celarsi per sparare stando al sicuro e, al tempo stesso, rigenerare la salute. In DOOM nascondersi dietro una parete per più di un paio di secondi vuol dire solo una cosa: morte sicura.

 

Direttamente dal passato tornano anche elementi come le chiavi elettroniche colorate per aprire porte sigillate e le aree nascoste o sbloccabili attivando alcune leve. Tra tanti richiami ai tempi che furono, non mancano neanche gradite novità. Ad esempio, le armi sono potenziabili grazie ai droni che troverete sparsi nei livelli: attenzione alle scelte che farete, in quanto andranno a influire abbastanza pesantemente sullo stile di gioco e di conseguenza sulle vostre possibilità di sopravvivenza. Basti pensare a cosa vuol dire avere un mirino per sparare con precisione dalla distanza oppure ottenere uno shotgun semiautomatico. Allo stesso modo si può potenziare anche l’armatura Praetor. Potenziamenti e collezionabili sono nascosti nel mondo di gioco in modo da incentivare l’esplorazione delle mappe, caratterizzate da una grande libertà di movimento, dalla possibilità di muoversi anche su diversi livelli di altezza e da quella di procedere attraverso più percorsi, in modo da variare l’approccio ai demoni. In alcuni casi, ad esempio, avrete la possibilità di appostarvi in una posizione elevata dalla quale fare fuoco sui demoni che vedrete in lontananza e cominciare a sfoltirne le fila prima di lanciarvi all’assalto. Insomma, in questo DOOM è cambiato e si è adeguato ai tempi: non ci sono solo più corridoi angusti da seguire angolo dopo angolo, ma anche ampi spazi aperti nei quali muoversi con grande libertà.

 

Infine, qualche parola riguardo agli indicatori che vi accompagneranno da un certo punto dell’avventura in poi. Sono cinque, si riempiranno man mano che eliminerete i vari tipi di demoni e quando le avrete completate sbloccherete un punto potenziamento. Punti che potrete sbloccare anche completando apposite sfide.

 

Gli elementj della campagna ovviamente li ritroverete anche nel multiplayer, basato anch’esso su ritmo e velocità. Le possibilità di personalizzazione del personaggio sono notevoli, sia dal punto di vista estetico che da quello dell’equipaggiamento. Come di consueto, avanzando e salendo di livello sbloccherete tutta una serie di nuovi elementi. Nel corso del gioco online potrebbe capitarvi di vestire anche i panni del demone: uccidendone uno avversario o trovando un’apposita runa, darete il via alla trasformazione. Numerose le modalità a disposizione, dal classico Deatmatch a tutte le altre. Ad accrescere ulteriormente la longevità del titolo ci pensa poi la modalità SnapMap, in pratica un grande editor con il quale potrete realizzare le vostre mappe. Una volte pronte, potrete poi condividerle con la comunità e al tempo stesso potrete provare quelle create da altri utenti.

 

Dal punto di vista tecnico, l’unico difetto è nei lunghi tempi di carica tra un livello e l’altro e dopo ogni volta che morirete. Un problema che dimenticherete presto di fronte alla straordinaria fluidità del gioco, in grado di sostenere alla grande la velocità con la quale passerete da un lato all’altro del mondo di gioco, anche nei momenti in cui lo schermo è affollato di demoni di ogni tipo. Demoni che riprendono in chiave moderna quelli dei giochi classici e che sono realizzati con grande cura, così come il mondo di gioco e le animazioni, a cominciare da quelle per le uccisioni epiche. Buoni anche il doppiaggio e il comparto audio, che accompagna alla grande soprattutto i momenti più concitati.

 

DOOM è un gioco prodotto da Bethesda per Pc, Ps4 e Xbox One. La versione utilizzata per la recensione è quella per Xbox One.

 

I VOTI

Grafica 9

Audio 8,5

Gameplay 9,5

Longevità 9

Multiplayer 9,5

TOTALE 9,25

 

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