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L’impianto era definito “unico” a Torino, ma ora dovrà essere demolito

Un requiem per lo skate park: «Una struttura da abbattere»

Il cimitero dello Skate Park di via Artom: una struttura fatiscente e pericolosa. Non si sa quali siano gli ingredienti perfetti per affrontare un’adolescenza serena. E non si sa neanche quanta responsabilità possa avere un’istituzione in questa complicata fase dalla vita di un ragazzo. Quello che è certo è che in un quartiere popolare alla periferia sud della città c’era uno skate park, e ora non c’è più. Questo è il caso di via Artom e della sua pista.

Da sempre considerata una bella iniziativa da parte del Comune per stare vicino anche a chi abita in un’area meno facile rispetto ad altre. «Via Artom 99 tornerà a vivere». Erano queste le parole dell’ex presidente della Dieci Maurizio Trombotto, nel lontano luglio 2007, a pochi mesi dall’inaugurazione di quella che sarebbe dovuta essere “una struttura unica in città“. E che sarebbe andata a sostituire definitivamente le vecchie case popolari abbattute due anni prima. «Abbiamo chiesto più e più volte il ripristino dell’impianto – spiega Marco Novello, presidente della Dieci -, anche se in realtà bisognerebbe rimuoverlo e costruirne un altro in cemento. Molte volte abbiamo eseguito degli interventi per rimetterlo in funzione, ma il legno ha poi ceduto definitivamente. Subito dopo sono arrivati i problemi dei bilanci e lo skate park è così sfiorito».

Ora è pericolante e nella “pool” è stato abbandonato ogni genere di rifiuto, mentre chiodi lunghi e arrugginiti fanno da contorno a quella struttura definita in passato “unica”. Erano tanti i pomeriggi che si passavano alla “pool” di via Artom. Tutto quello che rimane è un video su YouTube, datato 23 maggio 2013, dove un giovane ragazzetto corre veloce con la sua tavola e gli amici lo riprendo incoraggiandolo. Nent’altro.

 

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