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LETTO PER VOI/ SPICCIOLI PER IL LATTE Un “Montalbano di Baviera” nel libro di “K & k”

Tra felici mucche al pascolo una trama di oscuri segreti

Tanto più un luogo appare sereno, idilliaco e quasi incantato, tanto più atroci possono essere i suoi segreti, e violente le sue storie, efferati e sconvolgenti i suoi crimini. Non fa eccezione Akusried, nella regione dell’Algovia, in Germania ai confini con il Tirolo, un angolo di mondo dove le mucche pascolano felici e l’industria casearia è una lunga tradizione che alimenta una florida economica. Ma quando verrà assassinato il chimico alimentare del caseifico, Philip Wachter, le zone d’ombra dovranno essere improvvisamente illuminate e nulla sembrerà più come prima.

E’ così la trama di “Spiccioli per il latte” (Emons, 13 euro) firmato “K & K”, una sigla dietro cui operano gli scrittori tedeschi Volker Klüpfel e Michael Kobr.

Il loro protagonista è un commissario di polizia sui cinquant’anni, Kluftinger, innamorato della sua terra, degli amatissimi spätzle, i gnocchetti alla cipolla che gli prepara la moglie Erika, e felice della sua routine, in cui non troppo volentieri suona la grancassa nella banda del paese. Ed è con ancora addosso i calzoni di pelle bavaresi e la divisa della banda che si presenta, una sera, sulla scena del delitto nella villa del chimico. Un uomo apparentemente senza segreti, forse con una passione eccessiva per le donne e due figlie che non appaiono avere rapporti propriamente idiliaci fra loro e neanche con il defunto padre.

Pressato dal capo che chiede risultati, tormentato dalla moglie per cui il clamoroso caso fa soltanto saltare le vacanze in Spagna ( il commissario odia le vacanze, peraltro) ma che pure gli fornisce anche indizi utili, Kluftinger imbocca la pista giusta dopo un folle quanto divertente inseguimento al cimitero (i due autori hanno una innegabile vena comica) e a quel punto la facciata bucolica comincia a creparsi. Globalizzazione, concorrenza e spionaggio industriale, sfruttamento alimentare e sopravvivenza dei piccoli agricoltori sono tutti temi che appaiono in questa indagine che affonda le sue radici nelle dinamiche di questo angolo di Baveria e nella vita degli uomini che vi abitano.

Con i suoi gnocchetti alla cipolla, l’amore per i formaggi tipici e l’odio per i piatti di pesce e i cibi piccanti, il commissario bavarese si presenta ai lettori italiani (in Germania siamo già arrivati all’ottavo titolo della sua serie) come una sorta di Montalbano con i calzoni di pelle, un poliziotto determinato e sincero ma soprattutto autentico e umano. Un protagonista per certi versi affine all’iconografia tedesca cui ci avevano abituato serie come “L’ispettore Derrick” o “Der Kommissar“, ormai dimenticate. D’altra parte, nel panorama dei thriller e dei polizieschi, la Germania resta un poco sottotraccia, a meno che non ci siano storie di follia e di orrore come capita con Wulf Dorn. Ma lontano è in delitti apparentemente semplici che può celarsi il grande intrigo che è poi il senso di un romanzo poliziesco.


 

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