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Ma secondo l’accusa fu sbagliata la campionatura delle fibre

«I dipendenti morti per il mesotelioma non avevano lavorato solo all’Olivetti»

Guerra tra periti, ieri, nel corso del processo per le morti di amianto in Olivetti, in corso nell’aula magna del liceo Gramsci a Ivrea. «Nessuno dei dipendenti morti per mesotelioma pleurico si sarebbe ammalato negli stabilimenti Olivetti» è stata la tesi sostenuta da Francesco Messineo, consulente nominato da Telecom, azienda che nel processo è responsabile civile. «Questa tesi verrebbe evidenziata – ha spiegato di fronte al giudice Elena Stoppini – esaminando il percorso professionale delle vittime, che avrebbero anche esercitato altre professioni ad alto rischio espositivo prima di essere assunti in Olivetti», ha proseguito Messineo. «In Olivetti venivano prese tutte le precauzioni per la tutela dei lavoratori riguardo all’esposizione all’amianto», ha ribadito ancora il consulente Francesco Messineo che ha poi ricordato come «nel 1954 era stato addirittura istituito un “Comitato di Sicurezza” composto da tecnici e professionisti. Il Comitato si riuniva dieci volte l’anno e organizzava anche corsi per i lavoratori».

Messineo ha poi sottolineato come in alcuni verbali sia citata una ispezione degli stabilimenti richiesta proprio dall’Olivetti nel 1969. Ispezione affidata a tecnici della Clinica del Lavoro di Milano e che durò 155 giorni. «Ispezione – ha precisato ancora il consulente – che non dava rilievi negativi sulla pericolosità delle lavorazioni a base di talco».

Diametralmente opposta la versione che ha fornito in aula Maria Gullo, consulente dell’Inail, nominata dalle parti civili e dall’accusa, sostenuta dai pubblici ministeri Traverso e Longo. «Le campionature sulla presenza di amianto negli stabilimenti dell’Olivetti non sarebbero state eseguite correttamente» il riassunto del suo intervento. Questo avrebbe fatto emergere la pericolosità delle fibre troppo tardi. «I campionamenti – ha specificato Maria Gullo – sarebbero stati effettuati sull’ambiente di lavoro con la microscopia ottica. Invece avrebbero dovuto essere eseguiti in modo più specifico, analizzando le lavorazioni e le postazioni di lavoro dei dipendenti».

 

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