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Nei prossimi giorni sarà interrogata la falsa bancaria

Ammazzare Gloria la prova di coraggio per diventare boss

Sono tre, tutte diverse, le versioni del delitto Rosboch. Due di esse speculari l’una all’altra. C’è quella di Gabriele Defilippi che accusa l’ex amante Obert: «È lui che ha ideato l’omicidio. È lui che ha ucciso Gloria». C’è quella di Obert: «È Gabriele che ha fatto tutto e mi ha coinvolto. Dico la verità: sono io che ho fatto ritrovare il corpo di Gloria». Infine c’è l’ipotesi adombrata dal legale della famiglia Rosboch, l’avvocato Stefano Caniglia, convinto che sull’auto di Obert ci fossero tre persone e, tra queste, anche una donna, l’unica in grado di tranquillizzare Gloria e di convincerla a salire sulla Renault Twingo dove c’erano uno sconosciuto (Obert) e una persona che professoressa aveva querelato (Gabriele). Allo stato dei fatti gli inquirenti non escludono nessuna delle tre ipotesi e cercano delle verifiche che possano consentire quale delle tre versioni sia quella reale.

C’è un’altra domanda, poi, alla quale gli inquirenti sono alla ricerca di una risposta: a chi dei due complici (Obert e Defilippi) conveniva che fosse presente anche l’altro? Perché Gabriele non ha agito da solo e ha coinvolto l’amico della madre, colui che poi lo ha tradito? Fonti vicine agli investigatori sostengono che il ragazzo dagli occhi di ghiaccio abbia voluto accanto a sé Obert per accreditarsi come un vero boss, con la sua azione spietata, di fronte a persone o ambienti criminali presso i quali Obert sarebbe stato di casa. Ma c’è un’altra ipotesi che serpeggia e sulla quale magistrato e carabinieri cercherebbero conferme.

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