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Il Borghese

Tartaglia e la magistratura curativa

Tartaglia ma non sbaglia, si leggeva sui muri qualche giorno dopo l’aggressione a Silvio Berlusconi che – come ricorderete – venne colpito al volto da una pesante statuetta raffigurante il Duomo di Milano, scagliata con mira da novello Davide appunto da Massimo Tartaglia. Labbro spaccato, denti in frantumi, sangue che sgorgava copioso a macchiare il blazer del presidente. Poi una degenza lunga in ospedale, interventi quasi miracolosi di chirurgia estetica. E infine il perdono quasi pastorale di un Berlusconi sofferente ma paterno. Un bel quadretto che ieri ha trovato una degna cornice: Massimo Tartaglia, nel frattempo ricoverato in una comunitàterapeutica per curare una ipotetica infermità mentale, è stato assolto. Perché, al momento del lancio della Madonnina scolpita nella pietra, non era capace di intendere e di volere. Dunque avrebbe potuto fare uno sberleffo, una capriola, un versaccio. E se ha scelto il lancio acrobatico di souvenir, per altro accompagnato da mira straordinaria, è stato solo il caso a volerlo. Poco importa che le cronache di quei giorni convulsi avessero raccontato che nel tascapane il Tartaglia aveva altri oggetti contundenti. La malattia vale più dell’intenzione. Dunque non si condanna un infermo. Lo si cura. E al massimo lo si contiene all’interno di una clinica psichiatrica con il permesso di visitine ai famigliari, passeggiate e magari – come lui stesso ha richiesto – una capatina alla vasca dei pesci che pare si trovi nei pressi della struttura di recupero. Un luogo dove il Tartaglia pare recuperare serenità e conforto. Insomma come tutti i salmi, pure questo è finito in gloria. Il che ci porta ad alcune considerazioni: il lancio di copie del Duomo, del Colosseo, della Torre di Pisa e della Mole Antonelliana in politica sono consentiti purché accompagnati da una certa infermità mentale; il capo del Governo se esce in pubblico lo fa a suo rischio e pericolo; la magistratura è curativa nel senso che si preoccupa della salute dei cittadini che sbagliano. E per una volta Berlusconi non potrà neppure dissentire da questo verdetto che manda assolto il suo aggressore: a perdonarlo è stato lui per primo, anche se, recuperato l’aplomb del Premier, aveva auspicato una giudizio equo. E soprattutto un giusto processo. La favola ha una sua morale: la politica vale gli sport estremi. Chi li pratica, da oggi, sa che se gli capita qualcosa se lo è andato proprio a cercare.beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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