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A fuoco l’immondizia dei rom. Aria irrespirabile a Borgaretto

Un incendio si è sviluppato nella tarda serata di martedì al campo nomadi di Borgaretto. Ad andare a fuoco una grande quantità di rifiuti, raccolti nelle ultime settimane e poi accatastati all’ingresso del campo. Una colonna di fumo si è levata in poco tempo e un odore acre ha immediatamente invaso tutta la frazione, già in guerra da tempo con le puzze che fuoriescono dalla ex Servizi Industriali. Sul posto sono arrivati i carabinieri della compagnia di Moncalieri, assieme ai vigili del fuoco di Vinovo, che hanno provveduto a spegnere il rogo nel giro di mezz’ora. Per non sentire più il cattivo odore, invece, è stato necessario attendere qualche ora. La rabbia della gente è montata nei minuti successivi allo scoppio dell’incendio. Gli stessi tecnici dell’Arpa, quando hanno compiuto i rilievi sul territorio a seguito della tante segnalazioni di cattivi odori inviate dalla gente, hanno inserito nel rapporto anche la problematica dei roghi accesi dai rom che sono, a volte, concausa delle puzze che invadono Borgaretto. L’arrivo pressochè immediato di carabinieri e vigili del fuoco ha evitato che tutto il cumulo andasse in cenere e, di conseguenza, che la puzza insistesse sulla cittadinanza magari per chissà quante ore. Su questa serie che pare infinita di incendi di rifiuti, i carabinieri vogliono vederci più chiaro. Anche l’altra sera il materiale che è andato in fumo era costituito da cavi metallici, bidoni industriali e materie plastiche. Una delle ipotesi è che tutti questi rifiuti vengano recuperate spesso e volentieri in aziende che, per evitare anche di sostenere i costi di smaltimento dei rifiuti, danno via, a chi li chiede, gli avanzi di lavorazione. Poi a sua volta questo materiale verrebbe ulteriormente sezionato per capire se c’è qualcosa che può servire e il resto accatastato e poi dato alle fiamme. Con tutti i danni e i problemi ambientali e alla qualità dell’aria che ne conseguono. L’aver spento repentinamente il rogo dell’altra sera potrebbe permettere agli investigatori di analizzare il materiale ancora integro, di risalire a chi ne fa uso abitualmente e stabilire se ci siano irregolarità anche nel ciclo dell’eliminazione dei rifiuti industriali.

 

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