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La donna in procura interrogata per cinque ore. Tra i due abbracci, tenerezze e raccomandazioni

PROF AMMAZZATA. Caterina assolve il figlio. «Non ha ucciso Gloria. E io non c’entro niente»

«Riguardati. Vedi di mangiare». Parole di mamma a un figlio che non vede da quaranta giorni, cioè da quando lei e lui, Caterina Abbattista e Gabriele Defilippi, sono stati arrestati con l’accusa d’aver ucciso Gloria Rosboch, la professoressa di francese di Castellamonte. Caterina e Gabriele si sono abbracciati poco prima di entrare nello studio del procuratore capo di Ivrea Giuseppe Ferrando. Un abbraccio reso difficile dalle manette che entrambi portavano ai polsi.

« Non ti preoccupare mamma, stai tranquilla», è stata la risposta del ragazzo dagli occhi di ghiaccio alle raccomandazioni materne. Un abbraccio lungo, rotto dai singhiozzi e dalle lacrime di entrambi. Un incontro irrituale perché ieri mattina all’atto del conferimento dell’incarico ai Ris per gli esami su tracce di Dna, l’Abbattista non avrebbe dovuto esserci. Gabriele, invece, lo aveva chiesto.

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