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Il Borghese

L’odio di una madre

La famiglia Rosboch dopo il funerale, e dopo quella lettera indirizzata moralmente a Gabriele, aveva lasciato intendere che voleva essere lasciata in pace, nel proprio silenzio di dolore. Invece pare che non sia possibile. Marisa Rosboch, la mamma di Gloria, rompe spesso, ormai, il voto del silenzio e lo fa per difendere sua figlia, la sua memoria. Non tanto da quello che Gabriele Defilippi potrebbe ancora dire, ma da quello che mai è stato detto, da un silenzio che è stato fatale per la povera insegnante, il silenzio di chi ha scelto di non svelare i piani degli assassini, di chi li ha aiutati. Marisa, donna determinata e forte come la terra del suo Canavese, non alza mai la voce e non si scompone quando parla in televisione. Ma la scelta delle parole, la cadenza delle sillabe in certi passaggi è tale non lasciare spazio a dubbi.

Se c’è qualcuno che accusa, persino più di Gabriele, è l’altra madre: Caterina Abbattista. Lo notiamo quando le chiedono che persona fosse il giovane Defilippi quando frequentava la sua casa: la signora Rosboch, che ribadisce di non credere al pentimento o al ravvedimento del ragazzo, non batte ciglio e dice che «si sapeva comportare», così come si direbbe di un qualunque ventenne che magari ha stupito tutti con una mascalzonata. Lo chiama per nome, alla fine. Ma il suo tono non diventa mai così duro come quando tira in ballo chi ha condannato Gloria con il silenzio. E’ una guerra di madri quella che c’è in questo giallo, non potrebbe essere altrimenti. Oggi Caterina Abbattista comparirà finalmente davanti ai magistrati per rispondere dei suoi comportamenti, delle menzogne svelate dalla tecnologia, dei depistaggi forse, delle omissioni.

Lei, per Marisa Rosboch, ha certo la colpa di non aver fermato il figlio. Ma è anche la stessa che ha incontrato, poco tempo prima dell’orribile fine, sua figlia Gloria, cercando di convincerla a non sporgere denuncia contro Gabriele, ad attendere ancora, a non mettere di mezzo gli avvocati. Le diceva che avrebbe avuto indietro i suoi soldi, anche a rate. Le raccontava che Gabriele aveva perso tutto, che era stato aggredito, che era una vittima. Una madre che difende suo figlio o una complice? Questo lo stabilirà la giustizia penale. Ma nel suo cuore una madre in realtà ha già deciso. E il suo è un odio che sa di sentenza.

Twitter @AMonticone

 

 

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