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IERI E OGGI – PORTA PALAZZO

Il mercato “ventre di Torino” che per tutti noi è Pòrta Pila

Torino amarcord è Porta Palazzo; è “Pòrta Pila“. La Pòrta Pila amata dai pittori, dai poeti, dai cantautori. La Pòrta Pila che non c’è più e che è sempre lì, diversa ma sempre uguale. Cambiano i mestieri: non ci sono più i “tamagnon” con i loro carrettieri, non più i barbieri o i ciabattini. Cambiano i volti: dove sono i neri spazzacamini, dove le sartine con le manine delicate e gli occhi tristi, dove i contadini con rughe profonde come i solchi della zappa? Cambiano le lingue: chi ancora a Pòrta Pila sente quel piemontese schietto e vivo tipico della gente semplice di un tempo? Eppure, piazza della Repubblica – oggi si chiama così ma un tempo era piazza Emanuele Filiberto – è ancora la stessa patria delle contraddizioni di una volta; e tutto ruota attorno a quel mercato pieno di colori e di profumi, vero “ventre di Torino”, quasi fosse un’appendice subalpina del celebre romanzo di Zola. Dai colorati banchi di verdure del mercato si discute dei piccoli e grandi problemi quotidiani. Qui, allora come oggi, arrivano gli ultimi e i primi: gli ultimi, tirando a campare; i primi, cercando il meglio dai banchi dove sempre più spesso non si parla in italiano – altro che piemontese – ma in arabo, in romeno, in albanese, in cinese. Ma la confusione è sempre la stessa, il pittoresco viavai della gente non è cambiato; semmai, si è modernizzato.

E, ciò nonostante, qui giungono sempre le derrate più singolari e più richieste: nella piazza dove nacquero gli inscatolati Cirio si continuano a trovare i freschi prodotti dell’orto, che inebriano la mente e ristorano il cuore. Sì, aveva ben ragione Guido Gozzano, quando definiva Pòrta Pila “la Gran Cuoca di Torino“. Eccola, la Porta Palazzo del “bel Guido”: «Tale è l’abbondanza, la varietà delle forme, delle tinte, degli odori, che la materia bruta destinata al bruto bisogno quotidiano diventa quasi poetica, tale da far delirare lo scrittore stanco di snobismi intellettuali, il pittore desideroso di gamme nuove». Sì, qui si ispiravano gli scrittori, da Edmondo de Amicis a Fruttero& Lucentini; e sospiravano i cantautori, per quella Pòrta Pila che, per Gipo Farassino, “coi so banch e ij sò mërcà era come na gran festa”.


Ciò che è cambiato sono loro, gli involontari protagonisti che fecero di Porta Palazzo una specie di Portobello torinese. Dove è finito il “Maciste di Pòrta Pila“, alias Maurizio Marletta, famoso per riuscire a spezzare pesanti catene di ferro o per poter sollevare pesi spaventosi? E dove le “piumòire“, che lavoravano verso i mulini sulla Dora, intente a spiumare i polli per il mercato? E dove sono le “regine di Porta Palazzo“, le belle figlie dei commercianti, incoronate dal 1902 al 1975 nel primo concorso di bellezza torinese? Ecco, è questo tocco di originalità e di folklore che ormai si è spento; forse del tutto. Questi erano i mille volti della Pòrta Pila di un tempo; un tempo che sembra lontano, remoto, avvolto dalla nebbia che saliva dalla Dora che si riversava qui, nel “ventre di Torino”. Una piazza con un’anima sua, particolare, intima, un po’ ingenua e campagnola, che oggi ha quel sapore di cosa perduta così caro ai torinesi: un luogo che nonostante le trasformazioni è come una vecchia amica, che tutti chiamano con i suoi semplici, affettuosi soprannomi: Porta Palazzo, o meglio ancora… Pòrta Pila.


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Ieri&Oggi è stato realizzato grazie al fondamentale contributo dell’Urban Center Metropolitano, l’associazione autonoma nata per accompagnare i processi di trasformazione di Torino e dell’area metropolitana, e dell’Archivio Storico della Città di Torino, che conserva la memoria di nove secoli di storia torinese. L’Urban Center Metropolitano si trova in piazza Palazzo di Città 8/F, telefono 011.553 7950. L’Archivio Storico si trova invece in via Barbaroux 32, telefono 011.01131811.

 

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