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Il Borghese

Cartoline di Pasquetta

Probabilmente i numeri non dicono tutto, ma certo danno un’idea di certe situazioni: 12mila persone in coda, solo ieri, per vedere i Giardini Reali riaperti, nell’occasione di una festa a base di rievocazione in costume, le salve del cannone, l’animazione e la caccia alle uova per i più piccoli. A questi aggiungiamo coloro che poi hanno visitato anche il Polo Reale, la solita coda chilometrica al Museo Egizio o quella alla Mole Antonelliana… Mettiamoci anche quelli che non hanno visitato alcun museo ma sono rimasti comunque in centro, dai ragazzi seduti in piazza ai pensionati e alle famiglie a passeggio. Poi spostiamoci in periferia, nei parchi che come ogni giorno di festa sono diventati luogo di grigliate e pic nic, in barba al tempo meno clemente di quanto desiderato.

Lasciamo da parte, per ora, le conseguenze della carica dei “merenderos”, confidando che vi pensi poi l’Amiat, e restiamo sull’aspetto positivo, ossia quello dei parchi vissuti dai cittadini. Da qui al centro dell’arte e delle occasioni culturali o storiche, sono cartoline che idealmente spediamo ai candidati alla poltrona di sindaco di Torino. Cartoline che testimoniano di una città viva, attenta alle occasioni che vengono proposte, che attira i turisti, che si fa bella e combatte quella sorta di decadimento in cui l’ha fatta piombare la recessione assieme a qualche occasione mancata di troppo. Un decadimento di cui paiono volersi rendere conto solo i torinesi, a differenza degli stranieri che rimangono incantati: forse sono critiche per troppo amore quelle che rivolgiamo noi che ogni giorno viviamo e vediamo la nostra città. Ciò non vuol dire che abbiamo tutti voglia di fare festa a ogni costo in mezzo ai problemi, questo no. Ma possiamo suggerire a chi ci amministrerà che c’è un desiderio di diventare qualcosa di più di una ex città industriale. E, se possibile, portando tutta questa vita anche al di fuori del centro aulico.

Perché le periferie, al di là dei parchi, hanno strade vuote e negozi chiusi, pochi locali e, dove sopravvivono, alcuni cinema. La cartolina di cui dicevamo sopra è bella, ma non va vista come un trionfo, bensì come lo stimolo a completare l’opera, un punto di partenza. Ai torinesi, in questa campagna elettorale, bisognerà offrire programmi concreti, senza dubbio: per il futuro, per il presente. Ma anche sogni, visioni che parlino di questa città, tralasciando i massimi sistemi di una politica romana che, non solo sotto la Mole, in tanti sentono sempre troppo lontana.

Twitter@AMonticone

 

 

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