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Il folle raid un anno fa la notte del Giovedì grasso

Il branco di Carnevale: «Siamo usciti di casa per fare brutte cose»

C’è voluto oltre un anno di indagini per individuare il branco che, nel febbraio 2015, durante i festeggiamenti del Giovedì Grasso al Carnevale di Ivrea, aveva aggredito con calci e pugni a scopo di rapina due giovani turisti di 22 e 23 anni residenti a Torino. Bottino: due smartphone marca Samsung. Ma soprattutto, a quanto avrebbe raccontato uno dei denunciati alle forze dell’ordine, «quella sera eravamo usciti per fare qualcosa di brutto».

Nei giorni scorsi la polizia in forza al commissariato di Ivrea, coordinata dal pubblico ministero Chiara Molinari della Procura di Ivrea, ha denunciato undici ragazzi e una ragazza, tutti di età compresa tra i 17 e i 21 anni e di varie nazionalità: marocchini, romeni e italiani. Quattro sono residenti a Volpiano, due a Foglizzo tra cui l’unica ragazza, due fratelli a Pont Canavese, uno a San Benigno Canavese, due a Rivarolo e Cuorgnè. Per tutti l’accusa è di rapina in concorso, lesioni e ricettazione. Alcuni di loro, all’epoca dei fatti, erano minorenni e per questo i fascicoli sono stati inoltrati anche alla Procura dei Minori di Torino chiamata a valutare caso per caso le varie posizioni.

Per identificarli gli uomini agli ordini del vicequestore Gianluigi Brocca è stato utile il profilo Facebook di uno dei sospettati di aver compiuto l’aggressione e dal quale sono risaliti alle sue amicizie. A lui i poliziotti sono arrivati quasi subito in quanto la scheda del suo cellulare (uno dei due rapinati) era stata attivata appena dodici ore dopo la rapina. Una volta individuati e riconosciuti dalle vittime, tutti quanti sono convocati in commissariato dove alcuni di loro hanno immediatamente ammesso le proprio colpe. Altri, invece, hanno in un primo momento negato di aver partecipato alla rapina.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, quella notte il branco aveva circondato le due vittime in corso Re Umberto, lungo la camminata che costeggia la Dora Baltea. Qui i malcapitati sarebbero stati spinti a terra e poi ripetutamente colpiti con calci e pugni sottraendo loro i telefonini cellulari. «Devi portarci rispetto…» ripetevano a uno di loro mentre inferivano. Uno dei due aggrediti ha riportato la frattura della mandibola con una prognosi di 30 giorni.

 

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