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Oltre otto ore davanti agli investigatori in Procura

Gabriele ora piange e svela nuove truffe. Presto altri indagati

Dopo oltre otto ore di interrogatorio, tra confessioni, nuovi nomi e tante lacrime, Gabriele Defilippi chiede di fermarsi: «Sto male» dice agli inquirenti. Ha bisogno delle sue medicine. Non ce la fa più ad andare avanti. Quando lascia la Procura di Ivrea, i portelloni del cellulare della penitenziaria sono praticamente attaccati al vano delle scale, lo proteggono quasi interamente. Stavolta, cappuccio scuro tirato in testa, Gabriele Defilippi non vuole essere visto, neppure per mostrare quegli occhi rossi e quasi fiammeggianti che aveva la sera dell’arresto.

Il giovane arrestato per l’omicidio della professoressa Gloria Rosboch era arrivato negli uffici giudiziari attorno alle 9.30, ieri mattina. Visibilmente dimagrito, giacca blu su una felpa con cappuccio e la maglietta con la faccia di Lupin III, jeans e scarpe da ginnastica, è stato portato al terzo piano, nell’ufficio del procuratore capo Giuseppe Ferrando: aveva detto di essere pronto a parlare, di voler raccontare tutto, di far ritrovare la famosa pistola cercata sulle indicazioni del suo complice, ma soprattutto almeno una parte del tesoro portato via alla Rosboch.

Ha parlato Gabriele, ma soprattutto ha pianto: stavolta il giovane freddo, capace di architettare truffe con facilità estrema, piange. Si interrompe più volte. Sta male, perché deve prendere dei farmaci, per una terapia psichiatrica cui si sottopone. L’i nterrogatorio viene sospeso per consentirglielo: i farmaci gli vengono portati in procura. Poi, però, nel tardo pomeriggio, dice di stare troppo male e torna in cella. Si riprenderà il giorno 31 e, nel frattempo, viene rinviato anche l’interrogatorio di sua madre Caterina Abbattista, previsto inizialmente per questo mercoledì.

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