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Ditta d’autotrasporto di Castelletto Ticino sotto inchiesta: in tre ai domiciliari. Dieci i denunciati

Novara, camionisti obbligati a turni massacranti: arrestati i vertici dell’azienda

Un centinaio di autotrasportatori obbligati con minacce e ricatti a lavorare anche fino a 20 ore consecutive: è lo scenario che si sono trovati di fronte gli investigatori che hanno condotto le indagini su una ditta di Novara. Per tre sono scattati gli arresti domiciliari, per altri 10 la denuncia. Una donna, G. P., 59 anni, governava con pugno di ferro un’azienda di Castelletto Ticino, una delle più importanti d’Italia del settore. La donna, soprannominata dai dipendenti “Tigre della Malesia“, è finita ai domiciliari, insieme al figlio M. M. e al loro braccio destro, M. G. L’ inchiesta (denominata Jukebox) condotta dalla Polizia Stradale di Novara e coordinata dal pm Silvia Baglivo, ha denunciato a pied libero altre dieci persone, tra cui il marito di P., F. M. e altre due figlie, M. e M. Le accuse sono associazione per delinquere, estorsione e rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Le indagini hanno fatto emergere numerose cooperative, tutte riconducibili alla ditta novarese, che impiegavano autisti soci-lavoratori (anche stranieri) obbligandoli con minacce e ricatti a sottostare a quella che era la politica aziendale, ovvero, sottoporsi a turni di lavoro massacranti (anche 350 ore settimanali invece delle 168 consentite per legge), accettare pagamenti inferiori a quanto pattuito e subire vessazioni. Una situazione molto pericolosa – osservano gli inquirenti – come dimostrato dal fatto che in più di una circostanza i camion della ditta di Castelletto sono stati protagonisti di incidenti, di cui uno mortale nei pressi di Alessandria. La svolta nelle indagini è avvenuta nell’ottobre scorso, con una perquisizione nella sede di Castelletto: in un server dell’azienda erano conservati più di 19 mila file con la contabilità esatta delle ore di lavoro degli autisti e i chilometri percorsi. Dati ben diversi da quelli contenuti nei cronotachigrafi dei singoli camionisti. Un certosino lavoro di confronto e poi gli interrogatori degli autisti hanno permesso di portare a galla gli illeciti.

 

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