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Il Borghese

Mi si rivolta l’anima

Il 13 agosto 2011. Il Suv nero imbocca a forte velocità l’autostrada nei pressi di Alessandria. Al volante c’è un uomo di 35 anni, è ubriaco al punto da infilarsi coscientemente contromano. È il prologo di una tragedia terribile che costerà la vita a quattro ragazzi francesi che sognavano una vacanza felice. E, tristemente, dell’ennesima dimostrazione che in questo paese abbiamo ormai abdicato non solo alla certezza della pena, ma anche al comune sentire. Il killer, perché possiamo solo chiamarlo così, è libero, a casa sua, e studia per diventare geometra, passatempo a cui si è dedicato in questi pochi anni di galera. A fare di conto con un’aritmetica noir che fa venire il voltastomaco, ha scontato più o meno un anno per ogni vita stroncata. Non ci sono scuse al suo comportamento da automobilista, non ci sono stati errori indotti da qualcuno, non mancavano né i cartelli né le segnalazioni. Eppure lui, pieno di vino e di alcool, ha svoltato verso l’impossibile ed ha stroncato vite, falciandole con il suo fuoristrada. Se non vado errato il nostro paese, pur tra tentennamenti e balbettii, alla fine ha approvato la legge sull’omicidio stradale. E il governo l’ha strombazzato ai quattro venti. Finalmente, si è detto, la faremo finita con questi criminali che insanguinano le strade pieni di alcool e di droghe. Metteremo in galera i pirati della strada e i delinquenti che si fanno beffe dei nostri codici. Anzi, getteremo via le chiavi. Ebbene, questo signore che di vite sulla coscienza ne ha quattro, che ha già impegnato i nostri tribunali in svariati processi, che si è beccato 21 anni per omicidio volontario in primo grado, poi ridotti a 18 dopo l’intervento della Cassazione che aveva ordinato un nuovo dibattimento, è nel salotto di casa sua. E, a sentire chi se ne intende davvero di questo valzer tetro che è diventata la giustizia, non rientrerà mai in galera. È stato scarcerato mesi fa, ha passato il Natale in famiglia e idem sarà per Pasqua. Non è giusto, e lo sappiamo tutti. Perché non serve una legge per dirci che un’auto, un camion o un furgone guidati in preda all’alcol diventano un’arma micidiale. Guidare in quello stato è come sparare nel mucchio. E la libertà, anche solo quella del divano di casa, ci pare un premio davvero vergognoso. Per la nostra stessa coscienza.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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