Una veduta aerea del campo, con la tribuna coperta
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STADIO FILADELFIA

Il campo del Grande Torino casa della leggenda granata

Novant’anni fa, su un anonimo campo di periferia, nasceva il “Fila“. Via Filadelfia, da cui prese il nome, era ancora in gran parte una strada che si perdeva nella campagna, con in lontananza le fumose ciminiere delle industrie. Novant’anni dopo, il “Fila” rinasce, dopo l’abbattimento e anni di incuria e di abbandono. È una storia, quella dello stadio del Torino Football Club, che si fonde con la leggenda. E la leggenda è quella del Grande Torino, naturalmente. Era la squadra più forte d’Italia, e una delle più forti del mondo nei secondi anni ’40. Il Grande Torino, capitanato da Valentino Mazzola, era vincitore di cinque scudetti consecutivi: una squadra che era una vera icona dello sport, con giocatori leggendari, che sapevano instaurare un profondo legame con i tifosi (resta celebre, a tal senso, il “quarto d’ora granata”).


L’orologio del Grande Torino si fermò bruscamente alle 17.03 del 4 maggio 1949: di ritorno da Lisbona, l’aereo che trasportava i giocatori si schiantò sulla collina di Superga. La tragedia segnò il tramonto di un’epoca, non solo per il Toro, ma per tutto il calcio italiano: già nel 1959 i Granata erano retrocessi in serie B, e il Fila iniziava ad essere utilizzato come campo di allenamento. Divenne campo ufficiale per le Primavere, ma la sul futuro del Fila già si delineavano le prime nubi nere: il campo, utilizzato nuovamente come campo ufficiale con il ritorno del Toro in serie A, fu poi definitivamente utilizzato come campo di allenamento a partire dal 1963. Il declassamento non lo salvò però dall’oblio: i calciatori si allenarono qui fino al 1989, poi lo stadio venne definitivamente chiuso nel 1994, quando la società si spostò ad Orbassano. Molte cose erano cambiate, dall’epoca del Grande Torino, a cominciare dal quartiere: ormai, borgo Filadelfia, che proprio alla via e allo storico campo deve il suo nome, era un quartiere popoloso e dinamico; la sua sorte e quella dello stadio erano legate. Così, la demolizione del Fila, che ha lasciato tristi moncherini degli spalti, come miseri scheletri del suo passato glorioso, ha prodotto soltanto degrado: ormai ridotto ad una selva di gaggie e popolato da gatti randagi, il Fila è stato negli ultimi anni più un relitto degradante che un simbolo luminoso dello sport. Più volte si sono succeduti progetti e iniziative per farlo rinascere; invano. Infine, qualcosa si muove: un nuovo progetto prende il via nel 2014. È la rinascita del Fila: nella simbolica data del 17 ottobre 2015 viene posta la prima pietra del nuovo stadio. Il progetto è ambizioso e degno dell’importanza simbolica di quello che è il vero monumento alla gloria Granata: 8 milioni di euro, per un impianto che ospiterà, una volta finito, fino a 4mila persone sugli spalti. E i lavori procedono a ritmo serrato: Cesare Salvadori, presidente della Fondazione Filadelfia, ha recentemente confermato che i tempi sono rispettati. Attualmente si sta effettuando il drenaggio del campo, e già a maggio avverrà la semina del manto erboso. E c’è anche in progetto un museo che affiancherà la struttura.


Non è solo questione di decoro urbano: la rinascita dello storico campo granata è la rinascita di un sogno; quello dei Campionissimi di Valentino Mazzola; un sogno che finalmente, novant’anni dopo, può continuare a perpetrarsi nel futuro.

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