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Il Borghese

Si tifa per il cattivo

Renato Vallanzasca fu forse il primo criminale a diventare un idolo popolare, con tanto di corrispondenza affettuosa da parte delle ammiratrici, stregate dal fascino del bel René, specializzato in evasioni e guasconate ma non per questo meno pericoloso, come ricorda la sua collezione di ergastoli. Poi, in epoche più recenti, non possiamo dimenticare Erika di Novi Ligure, con le lettere di ammiratori che arrivavano anche nel carcere dove era rinchiusa dopo aver massacrato mamma e fratellino. E ovviamente Pietro Maso, con il suo fascino da maledetto di provincia che non mancò di attrarre il pubblico femminile. Anche per Gabriele Defilippi, in fondo, era questione di tempo prima che saltassero fuori i fans. Ovviamente su Facebook, essendo questa l’epoca digitale.

C’è chi propugna tesi innocentiste (precisando «Gabriele ha una parte di colpa», il che pareva scontato essendo lui reo confesso…), chi maledice i primi in maniera più netta, e poi saltano fuori quelle che lo ammirano per la sua bellezza, arrivando a dire di essere pronte a morire per lui. E quanto a questo, presumiamo che almeno Gloria non lo fosse: certo non a morire per causa sua. Criminologi e sociologi potrebbero discettare a lungo sul fascino del male, sul potere di ammaliare che mantengono certi criminali, anche quando sono dietro le sbarre. Ci sono stati fior di delinquenti che sono stati ammantati di un’aura da eroi popolari, altri che qualcuno ha provato a dipingere come ribelli in lotta quando erano soltanto assassini. Esiste una corposa mitologia sui “belli e maledetti”, meglio ancora se giovani. Spesso questi miti si incrociano con quelli del rock, tra vite prematuramente spezzate, galera e droga.

Ci potete far rientrare di tutto, qui dentro, da Sid Vicious e Nancy Spugen a Bertrand Cantat e Marie Trintignant, passando per molte altre storie e leggende. Succede quando il clamore mediatico è tale per cui un caso di cronaca si trasforma quasi in un romanzo a puntate, quando la storia irrompe in continuazione nei salotti e nei tinelli, quando si comincia a chiamare per nome i protagonisti e le vittime. Le vicende rimangono talmente impresse nell’immaginario che è persino possibile dividersi in fazioni e magari parteggiare per il cattivo di turno, pensando magari che compia un gesto eclatante come in molti film. Anche questa, solitamente, è mitologia. La realtà è sangue e lacrime. Delle vittime.

Twitter@AMonticone

 

 

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