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Il Borghese

L’ultima metamorfosi di Gabriele

Il camaleonte, lo zelig del Web, il trasformista Gabriele Defilippi tenta l’ultima metamorfosi di fronte al giudice e ai carabinieri, offre una immagine ancora differente di sé e persino della sua vittima. L’ordinanza di custodia cautelare riporta anche stralci della sua testimonianza quando era semplicemente indagato per la truffa ai danni di Gloria Rosboch: ne tenta un’analisi psicologica, parlando di sua sudditanza nei confronti dei genitori, di insoddisfazione, tenta di farla passare come propria complice (l’idea zione delle molteplici identità, le mail e tutto il resto sarebbero dovuti alla necessità di “giustificarla” da vanti ai genitori), persino dinnanzi all’evidenza dei fatti. Ma lì, evidentemente, cercava di evitare guai peggiori, tentata di tornare nell’ombra dopo aver inseguito una ribalta virtuale e aver dato di sé diverse immagini. Nell’ultimo interrogatorio vuole passare per vittima: molestato da un uomo tanto più grande, solo e diverso da tutti… È ammaliatore e affabulatore, le testimonianze raccolte dagli inquirenti sembrano confermarlo. E al di là dei look, anche la sua scelta dei vocaboli diventa interessante. Le sue frasi, pur facendo la tara della “burocra tizzazione” di una trascrizione a verbale, possono essere rivelatrici di un certo modo di apparire. Lui parla di «cerchia sociale», di «orizzonte sociale». Quando, dopo la truffa, prende le distanze dalla sua ex professoressa, quella che gli aveva dato ripetizioni quando era bambino, dice «stavo lontano dal contesto Gloria». Gloria ridotta a un contesto. Una parola che usa anche quando racconta di come l’ha convinta a incontrare lui e il suo amico, quel giorno della trappola mortale, per parlare «in un contesto più discreto». Ed è terribile quando, appena prima, dice che «Gloria fu entusiasta di vedermi». Agnello sacrificale che non vede il coltello, non immagina la crudeltà. Si definisce eccentrico da ragazzo, diverso dai suoi coetanei, la relazione con Obert la riduce a «una questione del genere tra le mani e quindi mi sono isolato rispetto ai miei coetanei». Anche del padre, che non vede da anni, dice «ho preferito rimuovere il personaggio dalla mia cerchia sociale». Ancora quell’espressione… Il panorama sociale, la cerchia delle conoscenze vere o virtuali: terreno di caccia, per sua stessa ammissione, per occasioni di guadagnare denaro. Manca una parola, in queste confessioni: pietà. La pronuncia una volta solo Obert, quando dice di aver aiutato Gabriele a gettare Gloria nella cisterna «per pietà». Per la vittima? Rimane una pietà generica e oscura. E tardiva. Dopo che la poveretta era stata ingannata, derubata, nuovamente ingannata, strangolata e, ultimo oltraggio, spogliata. No, davvero certi termini linguistici probabilmente non rientrano in una certa «cerchia sociale».

Twitter@AMonticone

 

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