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Ma resta ancora da chiarire il movente. Anche l’arma non si trova

Omicidio Rivarolo Canavese, il fermato tradito dal telefono della vittima

Si chiama Mario Perri, 55 anni, di Rivarolo, ed ha numerosi precedenti di polizia l’uomo fermato dai carabinieri del nucleo investigativo di Torino nell’ambito delle indagini seguite all’omicidio di Pierpaolo Pomatto, 66 anni, l’uomo ucciso con un colpo di pistola alla nuca e trovato cadavere, lo scorso 19 gennaio, in una pozza di sangue, in un campo in frazione Vesignano a Rivarolo Canavese. Le indagini sono coordinate dal pm Ruggero Crupi della Procura di Ivrea. E’ stato il telefono cellulare della vittima, un modello Lg di poco valore, a fargli scattare le manette attorno ai polsi. I militari del Nucleo investigativo dei carabinieri di Torino, guidati dal comandante Domenico Mascoli, entrati in azione con gli uomini della sezione omicidi, guidati dal comandante Andrea Caputo, in tandem investigativo con la compagnia dell’Arma di Rivarolo, lo hanno trovato a casa della nipote dell’arrestato. “Pomatto me l’aveva venduto per quaranta euro“, si è difeso nel corso dell’interrogatorio davanti al gip Stefania Cugge, che ne ha convalidato l’arresto (l’inchiesta è affidata al sostituto procuratore Ruggero Crupi). Ma proprio il telefonino della vittima tradirebbe questa ricostruzione. Il cellullare infatti ha continuato a mandare segnali dal luogo dove la vittima è stata uccisa fino alle 21,16. E quindi sarebbe stato spento e spostato solo dopo la morte di Pomatto, per poi essere riacceso la mattina successiva dalla casa del sospettato alle 6 del mattino. A casa di Perri sono stati trovati alcuni vestiti sporchi di sangue. Accanto una bottiglia di candeggina, che secondo gli investigatori l’uomo avrebbe voluto usare per far sparire le macchie. Le indagini proseguono ora per stabilire il movente del delitto e per ritrovare la pistola utilizzata per sparare alla nuca alla vittima, che la mattina dello scorso 19 gennaio è stata ritrovato da un passante vicino a un canale a Vesignano, una frazione di Rivarolo. Ancora non si sa quale sia il movente del delitto, probabilmente un affare andato male o su cui sono sorte divergenze (insomma: il classico regolamento di conti). Attorno al cadavere sono state trovate, come firma del delitto, 247 banconote fac-simile da 50 euro. Anche l’arma usata per l’omicidio, probabilmente una calibro 7,65, non è stata trovata. Una pistola secondo gli inquirenti compatibile con il precedente delitto di Perri, e che non è mai stata scoperta.

 

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