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Cronaca
La testimonianza: “‘Caso quasi chiuso se quello che scrive il Nyt fosse vero”

Regeni, l’amico egiziano: “Temo una faida tra servizi”

“Vorrei che la storia del New York Times fosse vera, ma la questione dei tre funzionari dell’intelligence sembra strana: strano che facciano affermazioni simili che contraddicono la posizione ufficiale dell’Egitto. Tranne che in tal modo non si voglia dire che Giulio avesse in effetti contatti con l’intelligence italiana“. Lo dice Amr Assaad, amico del ricercatore italiano ucciso al Cairo. “Non credo che avesse alcun rapporto con la Fratellanza musulmana o il Movimento 6 Aprile, o se aveva contatti con loro deve essere stato per caso: può averli conosciuti come ricercatori o venditori ambulanti che erano anche qualcos’altro. E poi dubito che gli agenti possano aver subito identificato i proprietari dei presunti numeri telefonici”, dice Assaad. I funzionari della sicurezza dicono al New York Times che gli agenti in borghese avrebbero preso Giulio Regeni perché aveva reagito “da duro” a un controllo in strada. “Altre sciocchezze”, dice Assaad. “Giulio era tranquillo, pacifico. La polizia non è autorizzata a fermare la gente per strada, ovviamente lo fanno in continuazione coi poveri, ma non avrebbero fermato uno straniero se non avessero già avuto l’intenzione di arrestarlo”. “Un’ipotesi diffusa”, aggiunge, è che “una qualche agenzia stia lavorando contro altre; oppure che certe forze vogliano mettere in imbarazzo l’amministrazione. Spiegherebbe perché il corpo sia stato ritrovato anziché fatto sparire per sempre come ci si aspetta quando un’agenzia di sicurezza tortura o uccide”. La polizia egiziana “mi ha chiesto di presentarmi lunedì. Ma non sono mai stato contattato dagli investigatori italiani, non capisco perché. Sono ostacolati nelle loro indagini?”, si chiede.

 

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