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Il Borghese

La nostalgia del 2006

Dieci anni fa, di questi tempi, scoprivamo noi stessi torinesi una città nuova, mai vista prima: scoprivamo la Torino che sveste la tuta blu per abbracciare gli altri colori del turismo e dei grandi eventi, una città che si permetteva finalmente di guardarsi allo specchio e trovarsi bella. Era strano guardare il traffico dei grandi corsi scorrere su sole due corsie perché una era riservata ai “mezzi olimpici” – ossia tutti quelli dotati del pass apposito – e faceva sorridere osservare i tanti americani rischiare la vita per fermare, come loro abitudine, un taxi al volo, ignorando che qui in Italia non si fa. E poi c’erano le “case”, le sedi dei comitati delle varie nazioni che diventavano luoghi di festa, di una movida a cinque cerchi che lasciava intendere come – mentre ancora non immaginavamo la morsa della recessione che sarebbe venuta – il futuro potesse essere bellissimo e l’ottimismo era consentito. Quei giorni sono stati prima di tutto un duro colpo alle abitudini dei torinesi, in primis quel pessimismo che ci portava in tanti a dire «non ce la faremo mai, faremo una figuraccia in mondovisione». Torino, invece, ce la fece, eccome. E oggi, cedendo più alla nostalgia che all’amarezza, ci aggrappiamo al fatto che la nostra città è diventata luogo di interesse turistico a livello mondiale, che persino il New York Times la consiglia. Ma certo gli autorevoli “colum – nists” oltre l’Atlantico non indicheranno mai tra i luoghi da visitare l’ex Moi, oppure le arcate… Quello che oggi sono quei luoghi è sotto gli occhi tutti: un clamoroso fallimento gestionale e di programmazione. Persino il grande arco che li sovrasta pare sbiadito, passato dal rosso vivo a un arancione intristito… Se c’è una Torino che ha beneficiato, a livello di immagine, di quei fantastici Giochi invernali è, come sempre, quella del centro aulico. Al di fuori, possiamo cercare gli anneriti Neve e Gliz piazzati in un parco, oppure osservare sgomenti l’abbandono e la devastazione degli impianti in montagna. I ladri di rame hanno fatto razzie alla pista di bob e al trampolino del salto. Nella torre dei giudici, dove tutto è aperto e spalancato, c’è una impronta insanguinata a forma di mano, come fosse il segno di un delitto. Sì, forse proprio un delitto si è consumato lì in montagna: qualcuno ha ucciso il sogno dei giorni delle Olimpiadi. La burocrazia, l incompetenza, la solita incapacità di programmazione della politica… Scegliete voi dove si possa cercare un colpevole. Non è neppure possibile fare dure polemiche, perché bene o male qualcosa quei giorni del febbraio 2006 hanno cambiato. Ma è proprio ciò che neppure loro hanno saputo cambiare che ci fa star male. Al punto che persino la rabbia e l’amarezza finiscono per diventare una cosa sola: la nostalgia, per l’appunto.

Twitter@ AMonticone

 

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