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Cronaca
Due uomini arrestati per truffa dalla polizia

«Erano nostri amici». E tentano di prendere l’eredità degli anziani

C’è il “Reuccio di Santena“, ma anche “l’Imam bianco” e non poteva certo mancare il “Caimano“. E poi c’è la classica e misteriosa società elvetica, ci sono due donne poliziotto e un ricco malloppo da un milione di euro. Insomma, gli elementi del più classico tele­film poliziesco, emergono uno ad uno in una vicenda che si è conclusa con l’arresto di due malviventi noti alle cronache, ma ancor di più nei casellari giudiziari del Tribunale di Torino.

Dopo il primo ciak a occupare la scena sono il “Reuccio”, ovvero Vincenzo D’Alcalà (coinvolto in vicende d’usura, sospettato di ‘ndrangheta e tirato in mezzo anche nell’omicidio Musy) e “l’Imam”, certo Francesco Maria Ros­si, ex studente di belle speranze in giurispru­denza, poi falso avvocato e presunto ideatore di un colossale raggiro nei confronti di extra­comunitari (previo compenso avrebbe pro­messo contratti di lavoro risultati poi fasulli). Il secondo si rivolge al primo con una richiesta di denaro, D’Alcalà paga, ma ben presto si accorge che Rossi i soldi non li restituirà mai. Per evitare di essere vittima del recupero cre­diti del “Reuccio”, Rossi scrive a D’Alcalà una lunga lettera nella quale si offre come consu­lente per orchestrare insieme truffe e raggiri.

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