img_big
Economia
L’allarme di Confartigianato Torino: “Rilevante evasione fiscale e contributiva”

Lavoro nero: concorrenza sleale mette in ginocchio il 67,6% delle ditte piemontesi

E’ un vero e proprio grido di allarme quello lanciato da Confartigianato Torino sullo stato di salute della piccola imprenditoria locale, sempre più asfissiata dalla morsa del lavoro nero. Con il 67,6%, pari a 84.442 imprese – dato superiore alla media nazionale -, il Piemonte si posiziona, infatti, al sesto posto nella classifica regionale delle imprese artigiane esposte alla concorrenza sleale. L’Sos arriva sulla base dei dati di una ricerca Europbarometro
 
GRAVE MINACCIA PER ARTIGIANI E PICCOLE IMPRESE
Per Confartigianato Torino, il fenomeno è una “grave minaccia soprattutto per gli artigiani e per le piccole imprese”. In particolare, se a livello nazionale l’incidenza dell’artigianato ad alta esposizione alla concorrenza sleale del sommerso sull’artigianato si attesta sul 24,2%, il Piemonte registra un 21,4% (pari a 26.697 imprese) prevalentemente concentrate nella città di Torino (14.440 aziende). 

ABUVISISMO COLLEGATO ALLA CRISI
“L’abusivismo è direttamente collegato alla crisi – commenta Dino De Santis, Presidente di Confartigianato Torino – Settore più a rischio risulta essere quello di parrucchieri ed estetiste, spesso ex dipendenti licenziati che continuano ad esercitare a casa loro, idraulici ed elettricisti che arrotondano anche se non prestano più i loro servizi ufficialmente. Ci sono poi i dipendenti in mobilità oppure i cassintegrati. Questo esercito di abusivi, non solo fa concorrenza sleale alle imprese regolari ma determina una rilevante evasione fiscale e contributiva”.

“NESSUNA TOLLERANZA PER LE ATTIVITA’ IRREGOLARI”
“Non dovremmo più tollerare le attività irregolari, come se fossero, in qualche modo, legittime anche se talvolta necessarie per la sopravvivenza di molte famiglie – continua De Santis -, perché il fenomeno è una grave minaccia soprattutto per gli artigiani e per le piccole imprese: noi piccoli siamo le prime vittime della concorrenza sleale di chi lavora senza rispettare le leggi”. 

EVASI CONTRIBUTI PER 11,78 MILIARDI
Si stima che la presenza di una fetta così ampia di lavoro irregolare determini un’evasione fiscale e contributiva pari a 11,78 miliardi di Iva, 2,8 di Irpef, 604 milioni di Irap e 4,54 miliardi di contributi sociali. “Questo fenomeno – conclude De Santis – va combattuto in maniera strutturale, intervenendo su tutto ciò che ostacola la corretta attività delle imprese che lavorano regolarmente, ad esempio il carico tributario e contributivo troppo elevato, l’eccesso di burocrazia e i pessimi esempi da parte dei rappresentanti della politica e della burocrazia”.

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo