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Il Borghese

L’immagine è salva

Nella sentenza che ha condannato i tre profughi dell’ex Moi a otto anni e qualche mese di carcere per aver sequestrato e violentato una giovane disabile in una delle stanze di quel palazzaccio, c’è un dato quasi surreale: il riconoscimento da parte del giudice di 5mila euro come danno di immagine al Comune di Torino. Francamente ci pare un risarcimento non meritato, vista l’ignavia con cui, grazie alle più diverse motivazioni, il nostro Municipio ha permesso che quelle palazzine nate con lo scopo di dare un alloggio agli atleti olimpici, per poi diventare il simbolo della rinascita del quartiere, finissero come il ricettacolo della peggiore immigrazione. Sordo agli appelli con cui gli abitanti della zona invocavano lo sgombero di quella che è diventata l’occupazione abusiva più grande d’Italia. Le aggressioni, gli scippi e lo spaccio di droga diventato ormai pane quotidiano facevano presagire il peggio. E il peggio è arrivato in un pomeriggio di maggio dell’anno scorso quando i tre aguzzini, di nazionalità diversa ma tutti africani, hanno abbordato una giovane disabile di 21 anni sull’autobus e l’hanno convinta a seguirli. Il resto è la cronaca di un sequestro e di uno stupro continuato per quasi due giorni, fino a che la ragazza, abbandonata in strada, ha chiesto aiuto. Troppo per non chiedersi se in questa vicenda orribile e scabrosa non vi siano responsabilità gravi di chi, forte dei poteri delle istituzioni, avrebbe potuto/dovuto far rispettare quantomeno le leggi. Tocca oggi alla politica, più che alla magistratura, interrogarsi se il danno di immagine, quello vero e suffragato dai fatti gravissimi avvenuti al Moi, non sia quello sofferto dall’intera collettività torinese costretta a coabitare con l’illegalità e il crimine. Ma la politica tace e incassa i trenta denari mentre, con l’altra mano, scrive un bando da dieci milioni di euro destinato a dare le case ai rifugiati. Un salasso ulteriore ai nostri portafogli che va ad aggiungersi ad altri cinque milioni di fondi ministeriali già spesi per dare un tetto agli zingari, progetto finito tra polemiche e malaffare. Auguriamoci almeno che questi soldi servano a svuotare i casermoni e liberare il quartiere da quasi tre anni di assedio.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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