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Il Borghese

Odore di bruciato

Che c’entrano gli zingari con la turbativa d’asta, classico reato da colletti bianchi? All’apparenza nulla, non è cosa loro trafficare con scartoffie e atti notarili, come sappiamo bene dalle cronache. Eppure il nesso c’è. Come è accaduto per i profughi a Roma, che hanno trascinato nei guai faccendieri e amministratori pubblici, anche qui sotto la Mole dietro ai buoni propositi potrebbero esserci speculazioni e malversazioni. Insomma, qualcuno potrebbe aver approfittato dei milioni messi a disposizione dallo Stato per risolvere uno dei più annosi problemi della città. Ossia lo sgombero della baraccopoli che ospitava migliaia di persone lungo le sponde dello Stura. Proprio là dove adesso si sta asfaltandola nuova pista ciclabile realizzata a tempo di record con i fondi europei. La procura della Repubblica ieri ha acceso le polveri mandando un plotone di finanzieri a perquisire le sedi delle cooperative e delle associazioni che, nel 2013, si sono aggiudicate in “raggruppamento temporaneo di impresa” la torta milionaria di un progetto con un nome pomposo: “La città possibile”. Reato ipotizzato, turbativa d’asta. In parole povere la Gdf sta raccogliendo documenti, fatture e contratti per fare luce su una di quelle vicende oscure ai più (anche a chi scrive) che dovrebbe essere uno dei fiori all’occhiello di un’amministrazione aperta all’integrazione e all’inclusione. Due le grandi cooperative nel mirino, Valdocco che è capofila del progetto e Terra del Fuoco, oltre ad un terzo che di professione si occupa di immobili, specie quelli destinati alla povera gente. Un nome noto, Giorgio Molino, già al centro di altre inchieste. Nel silenzio quasi tombale con cui è stata accolta la notizia, nata dall’esposto di un consigliere comunale, si registra solo una nota del Comune che già si ritiene parte lesa, come se non toccasse al Municipio controllare il corretto sviluppo del progetto. Eppure una ventina di stanze realizzate all’interno di una vecchia fabbrica dismessa erano già state sequestrate proprio dalla polizia municipale. Ma non basta. Ora che il bubbone è scoppiato si scopre che di sospetti ce n’era più di uno e che lo Stato aveva già rallentato l’erogazione dei fondi. Resta da capire se il bando che avrebbe dovuto dare un alloggio agli zingari che avevano accettato di andarsene dal campo sia stato onorato. E come. Ma soprattutto si deve far chiarezza sui quattrini. Quanti e a chi sono stati erogati. E in
cambio di che cosa. Perché attorno a questa “Città possibile” c’è un forte odore di bruciato. Che per una volta sta dall’altra parte. I
cavi di rame e i falò dal fumo acre non c’entrano.
beppe.fossati@cronacaqui.it 

 

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