Cronaca
CASO MACCHI Don Giuseppe Sotgiu ora abita a Torino

ESCLUSIVO/ Il prete amico di Binda: «Stefano un innocente, trattato come mostro»

«Non credo assolutamente a tutta questa storia, neanche un po’. Conosco Stefano da quando avevo dieci anni. Hanno detto di tutto e di più su questo ragazzo, e adesso stanno inventando un mostro. La sua vita, forse, non è delle più lineari, ma questo non lo fa diventare un omicida». A parlare è don Giusep­pe Sotgiu, un amico di Stefano Binda, finito anche lui nelle carte dell’inchiesta sull’omicidio di Lidia Macchi perché, scrive il gip nell’ordinanza, agli albori di un’indagine che ha preso il via nel 1987, si sarebbe adoperato per offrire “un alibi sicuro” al presunto killer. Il nome di don Giuseppe, nei giorni scorsi, è finito su tutti i giornali, che lui ha deciso di non leggere. Ma l’eco di quello che il sacerdote definisce un «bailame di notizie impressionante» è arrivato anche nella parrocchia torinese in cui risie­de. «In forma privata, senza incarichi pastorali. E ringrazio Dio, in questo momento, di non essere esposto come persona pubblica, altrimenti non sa­prei cosa spiegare a chi dovesse ricevermi come sacerdote». Ma se accadesse, se fosse ancora parro­co, cosa direbbe loro? «Che non c’entro niente, che non ha senso dire che ho creato un alibi a Binda, visto che sono stato io a chiamare Stefano dentro questa situazione».

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