img_big
Cronaca

Si spendono 10 milioni di euro per spiare 200mila piemontesi

Pronto chi parla? Una volta si rispondeva così al telefono, oggi gli ironici preferiscono pensare «pronto, chi ascolta?». Già, siamo un popolo di spiati, un popolo sotto controllo. Quanto meno secondo le dichiarazioni del premier Berlusconi, che fissa in 7 milioni e mezzo di persone gli intercettati in Italia. Perché se le intercettazioni disposte sono circa 150mila, considerando una media di 50 persone in relazione con ciascun indagato, ecco l’immane cifra. Diversa la posizione dell’associazione nazionale magistrati, che stima siano «decisamente di meno», mentre il presidente dell’Iliia, che raggruppa le aziende che operano nel settore, si ferma a un milione di persone.SETTEMILA SPIATIMa qual è la situazione, per esempio, a Torino e in Piemonte? Quando, nel 2008, il Consiglio dei mini­stri aveva approvato il Ddl Alfano nella sua prima formulazione, aveva allegato alla relazione un dos­sier con i dati suddivisi per distretti giudiziari. Per quello torinese, si tratta, nel solo 2006, di 4.753 “bersagli”, contemplando sia le utenze telefoniche sia le intercettazioni ambientali, cui si aggiungono i 1.808 della Direzione distrettuale antimafia, e i 33 dell’antiterrorismo. Nel 2007, le cifre riportate so­no rispettivamente 5.167, 1874 e 6. Nel 2009, secondo i dati più recenti di cui dispone la Procura di Torino, i “bersagli” sono stati 4.184 (secondo la stima berlusconiana, peraltro non distante da quel­la dell’Iliia, quindi sarebbero circa 200mila pie­montesi), equivalenti – spiegano da Palazzo di Giustizia – a 1.394 singole persone, sulla base di una media di tre utenze per ogni persona. E i fascicoli per indagini che hanno visto l’impiego di intercettazioni sono stati solo 276, a fronte di 152.317 procedimenti.Puoi leggere l’articolo completo di Andrea Monticone su CronacaQui in edicola in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Giubileo - Casa funeraria
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo