Cronaca
LA STORIA Un devoto torinese vuole costruirla nel Cilento

Salvato da Padre Pio. «Gli dono una statua. E sarà alta 85 metri»

Le polemiche interessano po­co a Rosario Vecchione, nato a Giffoni Sei Casali in provincia di Salerno e emigrato a Torino negli anni ’50 per tentare un’avventura che lo avrebbe portato ad aprire una pasticceria e un caseificio tra i più apprezzati di tutta la città, con Berlusconi, Pippo Baudo e il principe di Monaco tra i suoi clienti. E poco importa anche che il suo progetto di innalzare a Pa­dre Pio una statua alta 85 metri in quel di Ogliastro Cilento abbia solleticato le ironie di Luciana Littizzetto, che in prima serata ha paragonato l’effigie del Santo a «Mazinga» e «Godzilla». Piutto­sto il suo gesto di genuina devo­zione per una guarigione a suo dire prodigiosa, ottenuta nel 1999, si rivelerebbe «un vero mi­racolo » per il comune del salerni­tano. «Dicono che sarebbe uno spreco di denaro, in un paese che non ha acquedotti e strade? Ma quali strade, con la mia statua farebbero le autostrade. Un’opera tale richiamerebbe turisti e devoti da tutto il mondo: le generazioni future non dovranno più andare a cercar fortune altrove, tante sa­ranno le possibilità garantite dall’indotto».
  Unica sarebbe unica, la statua im­maginata da Rosario Vecchione: un Padre Pio di 55 metri, con un braccio di 15 e un saio dal diame­tro di 16, poggiato su una base alta 30 costruita in cima a una collina di 518 metri, «abbastanza perché sia visibile fino a Ischia, Capri e i Giardini Naxos».

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