Economia
FISCO&SPRECHI

Tasse ridotte? Una presa in giro. E lo Stato continua a ingrassare

Italia al quinto posto in Europa per pressione fiscale. Lo ha comunicato Eurostat, l’istituto statistico continentale, attribuendo al nostro Paese il rapporto del 43,7% tra somma di entrate sia tributarie sia contributive e Pil. Un tasso uguale a quello della Svezia (!) e inferiore soltanto a quelli di Danimarca (50,8%), Belgio e Francia (47,9% en­trambi) e Austria (43,8%); più alto di Germania (39,5%), Grecia (39%), Olanda (38%), Gran Breta­gna e Spagna (34,4%), per non parlare delle Repub­bliche baltiche, della Bulgaria (27,8%), della Roma­nia (27,7%) e della Svizzera (27,1%), che chiude la classifica 2014, la più recente disponibile.
  Già questo quinto posto, alla pari della Svezia, e il confronto con i tanti altri Stati fiscalmente meno esosi, sono irritanti, almeno per i non evasori, per­ché indicano che siamo tra i più tassati; ma lo sdegno cresce se si guarda la tabella dell’Eurostat che documenta l’evoluzione della pressione fiscale dal 2005. Da allora, infatti, la pressione è aumentata di 4,5 punti in Italia (era al 39,2%), più che in qualsiasi altro Paese europeo, con l’eccezione della Grecia. Non solo: Spagna, Polonia, Gran Bretagna e persino Svezia e Norvegia hanno evidenziato dimi­nuzioni della pressione fiscale.

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