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Il Borghese

Dai ceci al sapone

Mio papà buonanima, quando alle elementari beccavo una piccola nota, mi diceva che ai tempi suoi la maestra aveva una scatola con i ceci e chi sbagliava finiva lì, in fondo alla classe, proprio davanti alla cattedra, in ginocchio per una buona mezz’ora. Io ridevo e lui tratteneva a stento l’istinto di somministrarmi uno scappellotto. Ma poi, buono com’era, rideva anche lui e mi raccontava di quel righello che calava infido sulle dita di chi faceva il furbo. Crescendo, ho capito che le punizioni non erano retaggio solo dell’anteguerra. Un certo don di mia conoscenza, che noi chiamavamo “mani di piombo”, non lesinava né le sberle, né le tirate d’orecchie. Era­vamo piccoli, ma non tanto. Di sicuro vivaci, un piccolo esercito di maschi in un convitto di preti, convinti che il pal­lone valesse ben più che il dizionario. Siamo sopravvissuti. E magari anche adesso, con i capelli bianchi, su quelle ramanzine manesche ci facciamo quattro risate. Per questo subito, quando ho sen­tito raccontare in redazione di quel bim­bo a cui le maestre avrebbero sciacquato la bocca dopo una solenne bestemmia, non sono riuscito a nascondere un sor­riso. Che sarà mai un po’ d’acqua sul viso? Poi, man mano che arrivavano i particolari ad arricchire una storia che è già davanti ai giudici, il sorriso si è spento. Altro che acqua, altro che sciac­quata. Se è vero che il bimbo era trat­tenuto per i polsi da un’insegnante, men­tre l’altra gli strofinava il sapone sulle labbra, allora la vicenda si fa grave. E se aggiungete che la piccola vittima era seguita dai servizi sociali in un com­plicato programma di inserimento nella scuola, c’è quasi da rabbrividire. Non mi piace una scuola così, come mi fa ri­brezzo pensare ad un altro processo dove un professore ad allievi più grandi im­poneva addirittura prestazioni sessuali in cambio di bei voti. Non è questo il modello di insegnamento che vogliamo per i nostri ragazzi. Quelli difficili che abbiamo il dovere di aiutare e quelli fragili che dobbiamo proteggere. I ceci e gli scappellotti sono un retaggio antico di un mondo che è cambiato troppe volte per renderli utili all’educazione. Lascia­mo ai papà e alle mamme, semmai, il ruolo dei correttori. In aula si deve la­vorare alla crescita, ma con rispetto alla personalità dei piccoli e ai loro diritti. Il sapone serve per lavarsi le mani, non per lavare la bocca altrui.

 

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