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Cronaca
L’obiettivo della rete RAN

Da Torino a Milano un network contro il terrorismo

Contrastare la possibile radicalizzazione dei fenomeni terroristici e, per quanto possibile, prevenirli. È l’obiettivo della rete RAN (Radicalisation Awareness Network creata dalla Commissione Europea), che in Italia ha tra i principali promotori la consigliera del Comune di Torino Fosca NomisDopo aver avviato il network torinese negli scorsi mesi (l’iniziativa è stata presentata nella Sala Rossa di Palazzo Civico il 14 dicembre 2015), Fosca Nomis è stata invitata il 19 gennaio alla Casa della Memoria di Milano per promuovere la rete anche in territorio lombardo, in un’iniziativa promossa da Aiviter, in collaborazione con Città di Milano, Casa delle Memoria, fondazione Ethnoland, Comunità religiosa islamica italiana (Coreis), Istituto Superiore Internazionale Di Scienze Criminali di Siracusa (Isics), Cooperativa Exit di Nimis (UD) e Comunità Nuova di Milano. “Il modello di rete locale promosso da Torino sui temi della radicalizzazione – ha dichiarato Fosca Nomis – viene ora mutuato da Milano, con l’auspicio che le città, gli enti locali e le associazioni religiose e del privato sociale possano creare sistemi di prevenzione a radicalizzazione, violenze e terrorismi che dialoghino tra loro. L’obiettivo è costruire la sicurezza tramite l’inclusione di tutti, rafforzando la coesione della comunità e la sua resilienza di fronte alla sfida dell’estremismo violento”.

Tra gli obiettivi della rete RAN:

1) Interventi di formazione del personale delle forze dell’ordine e di quello civile del terzo settore;

2) Agevolazione del dialogo inter-culturale e inter-religioso nelle città e nei quartieri multietnici;

3) Sensibilizzazione e prevenzione con riferimento ai rischi di radicalizzazione nelle prigioni, nelle scuole e nelle famiglie;

4) Assistenza – sociale, psicologica, sanitaria, ecc. – alle comunità, alle famiglie e alle vittime;

5) Progettazione di attività di de-radicalizzazione per favorire l’uscita dei singoli dai gruppi a rischio e il loro reinserimento nella società;

6) Produzione e diffusione di contro-narrative che si oppongano all’ideologia violenta e alla propaganda estremista, utilizzando anche la voce delle vittime del terrorismo;

7) Analisi delle exit strategy dai conflitti e micro-conflitti anche locali;

8) Coordinamento tra gli accademici e gli operatori;

9) Partecipazione e creazione di risorse e competenze all’interno della società civile e del settore privato, finalizzate alla costruzione della resilienza e al rafforzamento della coesione sociale;

10) Sviluppo di una ricerca pilota per comprendere il fenomeno della radicalizzazione in un contesto in continua evoluzione.

 

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