LA STORIA

IL NOSTRO INSERTO – Yara uccisa a 13 anni Il muratore Bossetti finisce sotto processo

Il 26 novembre 2010 è un venerdì, e come tutti i ve­nerdì Yara Gambirasio si allena in palestra. Fa ginnasti­ca ritmica, la sua grande pas­sione. Alle 18.44 la ragazzina tredicenne lascia da sola il centro sportivo di Brembate di Sopra, nel Bergamasco, per far ritorno a casa. La casa, la sua casa, dista appena 700 metri. Ma Yara non vi arriverà mai, di lei si perdono le trac­ce. Alle 18.47 il suo telefoni­no viene agganciato dalla cel­la di Mapello, a tre chilo­metri da Brembate.
 
 Poi il segnale scompare, per sempre. Di que­sta tredicenne con tutta una vi­ta davanti non si saprà più nulla per giorni, settima­ne, mesi. Tre mesi, per la precisione. Il 26 feb­braio 2011 il corpo senza vita di Yara viene ritrovato per ca­so da un aeromodellista in un campo aperto a Chignolo d’Isola, a 10 chilometri da Brembate di Sopra. La ragaz­zina è stata uccisa, le profon­de ferite sul cadavere non la­sciano dubbi: è stata colpita al capo con un sasso, il corpo è stato martoriato con una spranga e un coltello. Scatta la caccia al nome del respon­sabile.
  Sono trascorsi ormai cinque anni da quel macabro ritrova­mento in aperta campagna e gli inquirenti sono convinti di aver trovato il nome che cer­cavano. Massimo Giuseppe Bossetti, un muratore incen­surato di 44 anni, viene indi­cato dalla magistratura come l’uomo che avrebbe rapito e ucciso la tredicenne di Brem­bate di Sopra.

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