Cronaca
IL DIBATTITO L’operazione “Big Bang” approda in Comune

Un “fondo speciale” per aiutare le vittime di estorsioni e mafia

Il Comune di Torino metterà a bilancio risorse straordinarie per istituire un fondo a sostegno delle vittime di estorsioni e usura che trovano il coraggio di denunciare il “pizzo” o le intimidazioni di carattere mafioso. L’arrivo in Sala Rossa del dibatti­to sugli esiti dell’operazione “Big Bang” – segnata dalla denuncia di una sola vittima, un commer­ciante cinese – ha riacceso il riflettore su quello che più consiglieri hanno definito «l’assordante silen­zio delle vittime», in primis, piccoli esercenti di una città che non si è scoperta oggi penetrata dalla ‘ndrangheta e certo non è nuova alla paura, visti i risultati di uno studio condotto dall’Università degli Studi di Torino e dalla Commissione speciale per la promozione della legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi presieduta dalla consigliera del Pd, Fosca Nomis. «Se in cinque anni, tra Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, soltanto diciotto persone si sono rivolte agli sportelli di associazioni private per casi di estorsione e pizzo, il problema dell’omertà diffusa, probabilmente non è solo una questione di mancanza di fiducia nelle istituzioni e nella politica, dato che i cittadini non si rivolgono neanche al privato sociale e rimangono chiusi in se stessi, vittime isolate di una criminalità organizza­ta radicata nel tessuto sociale e imprenditoriale» ha spiegato Nomis, citando proprio la ricerca che dimostrava come su 501 imprenditori, che avevano scelto di rispondere al questionario distribuito da Palazzo Civico, solo il 40,8% si dicesse «preoccu­pato » dalle richieste estorsive della criminalità organizzata e il 71% « spaventato » dal rischio dell’usura, ma l’85% dichiarasse di non conoscere le norme a tutela di chi denuncia.

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