Il Borghese
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La vera prova è delle vittime

Pensate che, quando furono arrestati i tre bulli che avevano massacrato due ragazzini a calci e pugni per uno zainetto, gli inquirenti decisero di non diffondere il video per intero, ma soltanto i momenti meno cruenti: e considerando quel che si vedeva in quei fotogrammi sgranati, viene veramente da chiedersi cosa fosse quel pestaggio, quella furia senza ragione, l’accanirsi su due ragazzini che sono già a terra, feriti e sanguinanti… Non fu un caso che ai tre venne contestato inizialmente il tentato omicidio. Ora, a distanza di mesi, sono formalmente liberi. Nel senso che uno di loro è sì in carcere, ma perché ha accumulato altre imprese e deve rispondere di altri reati. Gli altri due, invece, sono a casa. Per uno c’era stato il passaggio in cella, l’altro è andato subito in una comunità. Adesso un giudice ha stabilito che i due dovranno essere messi alla prova: lavori socialmente utili per un tot di mesi, dopo di che, se saranno convincenti nel dimostrare di essere cambiati, il loro reato sarà considerato estinto. Una notizia che può essere letta in due maniere. Da un lato è una bella notizia, perché significa che ai responsabili di un reato efferato viene comminata la pena del lavoro – ciò che per le persone normali è alle volte passione, spesso un dovere, alle volte una illusione – come contrappasso a quell’arraffare ciò che volevano con la violenza. Significa insegnare dei valori, forse. Dall’altro lato, la notizia non ci piace perché pare che gente in grado di fare cose simili se la cavi davvero con poco… Probabilmente è anche una “messa alla prova” per il sistema, come a certificare che l’attuale apparato detentivo minorile non è adatto, non serve alla bisogna. Ossia, non concede una opportunità. Ma la vera messa alla prova, forse, non è per le vittime? Loro che hanno provato a resistere all’ondata cieca di violenza e ne sono stati travolti, che sui propri visi e i propri corpi portano ancora segni e conseguenze di quel pestaggio selvaggio. È pur vero che non si può segnare una intera esistenza con un reato minorile, ma si dovrà pur notare una piccola differenza tra un tentato omicidio e l’imbrattamento di un muro… O forse si potrebbe riflettere se davvero la “maggiore età processuale” debba coincidere con quella anagrafica. Perché alle volte un reato minorile non è un reato minore. Ci proviamo a guardare al lato positivo di questa sentenza, ma se pensiamo alle vittime, e alle immagini di quel video, ci risulta molto complicato.

Twitter@AMonticone

 

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