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Rubriche Libri
MISTERI E RISATE Nel nuovo libro l’omicidio di un tenore anarchico nel 1901

Il BarLume spopola in Tv Ma Malvaldi si dà all’opera

Una domanda che pare oziosa, ma che non passa mai di moda, è «La tv e il cinema fanno bene ai libri?» con riferimento ai film o alle serie che vengono tratti da romanzi di successo. “I delitti del BarLume” ne è un chiaro esempio. La serie tratta dai libri dello scrittore Marco Malvaldi è tornata in onda su Sky, con il consueto successo di pubblico, e ovvia­mente, fin dall’app ari zio ne dei primi trailer, ha ricreato attenzione anche attorno ai romanzi editi da Sellerio.
La vicenda è nota: a Pineta, una località toscana immagi­naria (la serie è girata all’isola d’Elba) un barista ed ex mate­matico, tormentato e aiutato da un gruppo di arzilli vec­chietti, si trova a investigare suo malgrado su tutta una se­rie di fatti criminali. Il tutto tra motti di spirito con quell’accento toscano che emerge da ogni pagina, partite di briscola e tanta umanità. Malvaldi, da parte sua, tempo fa aveva annunciato di rinun­ciare ai suoi vecchietti per­ché, ispirandosi a suo nonno e tanti amici e conoscenti, gli pareva «di avere un vantaggio ingiusto». E peraltro, voleva provare a scrivere d’altro. Poi, l’anno scorso, è tornato al Bar Lume, dicendo «mi diverto troppo». Ed è pensiero condi­viso da chi guarda la serie con Filippo Timi e Alessandro Benvenuti.
D’altra parte, la produzione è la stessa che ha portato sullo schermo Montalbano, ingene­rando un rapporto ciclico do­ve il personaggio di carta e quello catodico – che sono di­versi, di solito – si alimentano a vicenda. Quindi la tv fa bene ai libri? Se i libri sono fatti bene e la fiction anche, sicura­mente sì. Marco Malvaldi, intanto, è in libreria con “Buchi nella sab­bia” (Sellerio, 14 euro), un ro­manzo di cui dice che la trama è nata «da una pensata di mia moglie». Siamo nel 1901, re Umberto I è stato appena as­sassinato, e tutta la storia par­te dalla Tosca, l’opera lirica dai forti contenuti politici da mettere in scena a Pisa con il grande tenore Ruggero Bale­strieri, anarchico militanti, «convinto che tutti gli uomini siano uguali, tranne lui» e che al mondo spetti un compito solo: omaggiare lui. Alla rap­presentazione assisterà il neo re d’Italia Vittorio Emanuele III ma i fucili che dovrebbero sparare a salve sono carichi. A morire è proprio Balestrieri.
Il giallo è seguito dal giornali­sta Ernesto Ragazzoni, poeta, che «ama il rosso, sia sulle bandiere che nei bicchieri», ribelle e impertinente, e dal tenente dei carabinieri Gianfi­lippo Pellerey, «alto di statura e di ideali».
Un giallo che è soprattutto un «dramma gioco in tre atti», tra anarchia, dissacrazione e ine­vitabili complotti, in un’epo ca che era ancora l’alba dell’era moderna e del Paese che ne sarebbe derivato. Mal­valdi non rinuncia neppure qui allo spirito e alla narrazione lieve eppure pungente, la­sciando il lettore avvinghiato alle pagine. Aspettandosi, an­che se non sembra possibile, di veder spuntare uno degli arzilli vecchietti di Pineta, magari appena bambinetto.

 

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