img
Il Borghese

Una questione di fiducia

C‘è da preoccuparsi quando la Procura della Repubblica fa un pubblico appello ai torinesi affinchè non abbiano timore a denunciare le violenze e le estorsioni dei mafiosi. Specificando che rompere il muro di omertà e paura «rappresenta il solo modo di arrestare e vincere il diffondersi della cultura mafiosa anche in Piemonte». In parole povere i magistrati hanno voluto dire che siamo noi cittadini, con il nostro atteggiamento passivo, a far prosperare delinquenti che non esitano a minacciare le loro vittime, a spedire addirittura teste di maiale mozzate a un imprenditore cui avevano chiesto un pizzo da centomila euro, a spedire lettere con i proiettili, proprio come fanno i terroristi. Almeno venti di queste vittime non hanno denunciato il loro dramma volontariamente. Ci sono finiti, davanti ai giudici, nel corollario di un’inchiesta che si è chiusa ieri con una raffica di arresti e perquisizioni che hanno sgo­minato la banda che stava cercando di ricomporre la piramide della ‘ndran­gheta duramente colpita dal processo Minotauro. «Siamo – dicevano – i pa­droni di Torino». E la ostentavano, que­sta sicumera, con auto di lusso, at­teggiamenti da boss della Chicago anni ’20, con la violenza in strada, le co­strizioni nei confronti delle vittime, ad­dirittura schiaffeggiando i malcapitati che non potevano onorare un debito, di fronte agli avventori di un bar. Gentaglia che è stata lasciata libera di perpetrare le proprie angherie, anche dalla sfiducia verso le istituzioni. Meglio chinare la testa che denunciare. Meglio finire sul lastrico che tagliare il cordone con co­storo. Stupisce che l’eccezione sia un commerciante cinese, forse non avvezzo alle nostre timidezze. Così come deve far riflettere la decisione di quell’impren­ditore che, dopo essersi visto recapitare la testa del maiale, ha mandato la fa­miglia all’estero e poi ha trasferito i suoi affari, «nonostante – come ha ammesso ­io ami il mio Paese». Così, dietro il sollievo per questa operazione condotta dai carabinieri, dobbiamo registrare la fragilità delle vittime ma anche la lon­tananza dello Stato che non garantisce più la certezza della pena e tantomeno la protezione dei singoli. Così l’appello della Procura deve andare di pari passo con un’azione diversa e più convincente da parte delle Istituzioni. In fondo, come per qualunque rapporto umano, è que­stione di fiducia.

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo