Il Borghese

Si comincia dai bancomat

Quelle fotografie di Gabriele Piovano, costretto su una carrozzina motorizzata a muoversi per Torino, con il dinamismo proprio dei trent’anni, a qualcosa sono servite. Gabriele di fronte ad un bancomat inservibile, almeno per lui, con la tastiera irraggiungibile a meno di un miracolo, Gabriele che fa lo slalom tra le auto in doppia fila, segno di un’in­civiltà apparentemente incurabile, Gabriele che ri­schia di finire la sua corsa contro un gradino… Ma forse neppure lui, che è talmente convinto che la disabilità in generale vada tutelata, al punto da oc­cupare il ruolo di vicepresidente nella Consulta delle persone in difficoltà, poteva immaginare che quelle immagini accompagnate dalla nostra inchiesta potessero trasformarsi in una pietra capace di rompere il velo dell’immobilismo. In poche ore il Comune si è attivato. Il suo “disability manager” Gianmarco Montanari, che è anche di­rettore generale della città, ha alzato il telefono ed ha chiamato il numero uno dell’Abi, l’associazione bancaria italiana e ha posto la questione proprio dei ban­comat vietati alle carrozzine. In pochi minuti si è deciso di aprire un tavolo per affrontare la questione e verificare le pos­sibilità di risolverla. Magari con i primi impianti campione. Un passo importante, se non decisivo, nella Torino a ostacoli che deve fare i conti con due problemi ap­parentemente irrisolvibili. Intanto le ri­sorse, perché all’abbattimento delle bar­riere è destinato in media solo un settimo di tutti i soldi a bilancio per le manu­tenzioni straordinarie, circa un milione di euro, che dovrebbe bastare da solo per mettere mano a 750 uffici pubblici, senza parlare di qualche migliaia di chilometri di strade e marciapiedi. E poi l’inciviltà, le auto in doppia fila, i parcheggi riservati ai disabili occupati spavaldamente dai por­toghesi del traffico. Sui fondi forse c’è una speranza se la città arriverà – come pare – a comprendere che tanto le barriere quanto gli impianti che impediscono agli ipo­vedenti di autogestirsi in un ufficio pub­blico non riguardano una sparuta mi­noranza, ma contribuiscono a rendere la vita difficile anche agli anziani, agli am­malati e persino alle donne incinte. Sull’inciviltà invece occorre la mano pe­sante: multe velenose, blocco delle vet­ture, decurtazione dei punti della patente. Magari proprio questi quattrini potrebbero finire in un fondo dedicato alle manu­tenzioni straordinarie. Un bel sistema per rieducare gli imbecilli.

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo