Il Borghese

La città a ostacoli

La città a ostacoli. Non per chi fa jogging, ovvia­mente. Ma è sufficiente una caviglia slogata, o pochi decimi di vista per scoprire di essere un cittadino declassato. Uno con pochi diritti e tante difficoltà da superare. Una condizione che accomuna non solo i di­sabili, ma gli anziani, gli ammalati, persino le donne con una gravidanza avanzata. Torino è ancora piena di bar­riere architettoniche, di transenne a protezione dei mar­ciapiedi, di scalini, di servizi essenziali, come i bancomat, che per chi ha l’handicap di una sedia a rotelle sono difficilmente raggiungibili. E poi c’è il problema, per altro assai trascurato, di chi non vede. E non mi riferisco solo ai non vedenti, ma a una moltitudine di ipovedenti, persone che hanno trovato una loro di­mensione di vita pressochè normale ma han­no un limitato campo visivo. Ebbene, im­maginate uno di loro alle prese con i nuovi sistemi per regolare le code negli uffici pub­blici. Ma anche in stazione, alla biglietteria di Trenitalia, alla Soris o alla Telecom. Preso il biglietto con il proprio numero, si deve fare attenzione a un tabellone (meglio sarebbe chiamarlo tabellino) appeso a qualche metro di altezza. Impresa pressochè impossibile. basterebbe magari anche un invito vocale, un semplice numeratore. Ma i manager che han­no predisposto gli impianti questi cittadini non li hanno considerati. Troppo pochi, an­che se sono migliaia, per fare statistica, e dunque meritare attenzione? Forse. Fatto sta che il malcapitato è costretto a farsi largo tra la gente in coda, approdare allo sportello e mostrare la tesserina che attesta la disabilità. Spintoni e improperi sono comprese nel prezzo. Tornando agli ostacoli veri, a mar­ciapiedi e transenne e ai giri dell’oca con le carrozzine, Torino molto ha fatto dal lontano 2003 quando con l’amico Paolo Osiride Fer­rero presidente della Consulta per le persone in difficoltà, CronacaQui lanciò la campa­gna «Togli il gradino da Torino». Fu una scossa quella pubblicità con i totem sui mar­ciapiedi e molti commercianti si diedero dafare per rendere accessibile il negozio. La città ha fatto la sua parte creando addirittura un “disability manager” per affrontare gli scogli peggiori. Ma le criticità restano tante, e non si esauriscono sulle strade e lungo le scale. La vocazione turistica, che fa di Torino una delle cinque città italiane più visitate, impone grandi attenzioni a chi è meno for­tunato, ma non per questo ha meno diritti. Basterebbe una vera campagna di sensibi­lizzazione, cominciando da chi – poste, uffici pubblici, ferrovie, telefonia – da questi nostri fratelli esige tariffe piene, violando con in­differenza i loro diritti.

 

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