Il Borghese

Do you speak english?

Il rendez vous, se si può chiamare così, mi è capitato in piazza Carlo Felice la vigilia di Natale, tra le auto in coda per infilarsi nel parcheggio dell’Aci, no­nostante la scritta “completo” che lampeggiava ama­bilmente, un taxi in doppia fila sull’angolo di via Roma e uno sciame di giapponesi con trolley al seguito che attendevano chissà quale segnale dal cielo per at­traversare la strada. Tutti, tranne uno. Lui punta dritto su di me, s’inchina con garbo e dice qualcosa. Non capisco un’acca. Replico nel più banale dei modi: “Do you speak english?”. Lui sorride e si inchina. Ma non apre bocca. Dialogo tra sordi. Mi guardo intorno, cerco inutilmente aiuto con gli occhi e mi ritrovo praticamente circondato dai suoi com­pagni di avventura. Voci suadenti, sorrisi, ancora inchini. Ci salva una signora con i capelli d’argento ben acconciati sotto un foulard stile anni sessanta e gli occhiali a farfalla. «Via Roma, please?». Respiro e mi sbraccio: via Roma è lì, davanti a noi, splendida e splendente. Finalmente re­spiro. E il segnale della mia mano è colto come un ordine: gli amici del Sol Levante si mettono in fila e marciano impettiti verso lo shopping. Può capitare anche questo in una città, la nostra, che sta cambiando lentamente la sua pelle, anche se la corona di capitale turistica ci sta ancora stretta tra i mille problemi che dobbiamo risolvere. Ma diciamocelo, anche con un poco di orgoglio: Torino è bellissima. Anche se corriamo il rischio vero che chi arriva in città finisca per apprezzarne solo qualche chilometro quadrato, giusto il centro che non ha nulla da invidiare alle metropoli che abbiamo scoperto viaggiando per l’Eu­ropa. C’è la storia, una ritrovata, straor­dinaria attenzione per la nostra archi­tettura, c’è l’ arte, con mostre imperdibili. Ci sono i musei rinnovati.
  Dicono le statistiche che, in cifre, valiamo circa quattro milioni di turisti. Che po­trebbero anche diventare cinque milioni. E 
allora bisognerà chiedere a chi ci gover­nerà in futuro di ridare smalto anche alle nostre periferie, ai luoghi caratteristici, ai grandi parchi, ai giardini. E ai monumenti, a tratti dimenticati, che testimoniano la storia irrinunciabile della nostra città. In­tanto godiamoci questa nuova pagina di Torino. Senza dimenticare il nostro pas­sato a cui vogliamo dare ampio spazio, anche nelle nostre pagine. Non perdetevi “Ieri e Oggi”, due pagine dedicate alle ex Ferriere, ai negozi storici e ai nostri illustri concittadini. Buona lettura. E buona pas­seggiata.

 

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