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Economia
Italiani fiduciosi per il 2016. Ma bisogna mettersi al pari con le altre nazioni d’Europa

Crisi, ciao ciao pessimisti: per la Coldiretti dimezzatii i “gufi”. Ma i dati Eurostat preoccupano

Si è verificato un dimezzamento della percentuale di italiani che ritiene che il Paese sia ancora in una fase recessiva (il 43% contro l’82% dell’anno precedente), mentre il 26% (rispetto all’8% dell’anno precedente) dei cittadini si aspetta un decisivo miglioramento entro il nuovo anno, anche per quanto riguarda il potere di acquisto. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Deloitte dai quali si evidenzia che per la prima volta dopo alcuni anni emerge una crescente fiducia nel consumatore Italiano con effetti sulla spesa. “I consumatori nel nuovo anno non sono disposti a ridurre le spese: le spese per la salute, i beni primari e l’educazione mentre sono – sottolinea la Coldiretti – sono disponibili a ridurre le spese se necessario soprattutto gli acquisti non ripetuti, come l’arredamento, il fai-da-te e le decorazioni (l’86%), i prodotti di abbigliamento e accessori (83%) e i divertimenti (82%). Si tratta di una tendenza confermata dal bilancio delle feste di fine anno con quasi un italiano su tre (31%) che ha ridotto effettivamente le spese per divertimenti mentre all’opposto è aumentato il budget destinato a cibo e bevande. La spesa delle famiglie italiane in alimenti e bevande ha invertito la rotta nel 2015 ed è tornata ad aumentare dopo sette anni di riduzione consecutiva con una stima dello 0,3 per cento di crescita cumulata nei dodici mesi, secondo le elaborazioni Coldiretti sulla base delle previsioni Ismea-Nielsen. Un andamento destinato a consolidarsi nel 2016. La spesa alimentare – conclude la Coldiretti – e’ uno speciale indicatore dello stato dell’economia nazionale poiché si tratta della principale voce del budget delle famiglie, dopo l’abitazione con un importo complessivo di 215 miliardi.
Insomma, c’è fiducia. Però, stando ai dati Eurostat, l’Italia non riesce a mettersi al passo con il resto dell’Europa, soprattutto per quel che riguarda l’occupazione giovanile: ha recuperato 0,9 punti. Pochi rispetto al 2,7 della Germania, al 4,2 della Gran Bretagna e all’1,9 della Spagna. Anche il livello industriale (recupero del 3 per cento) è nettamente inferiore rispetto alle altre Big d’Europa: la Francia ha recuperato l’8%, la Germania il 27,8%, la Gran Bretagna il 5,4% e la Spagna il 7,5. Italia dietro anche nel settore delle costruzioni.

 

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