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IL PERSONAGGIO Il 2 gennaio 2015 Cannavò ci faceva l’ultima beffa, volando dritto in Paradiso

Inimitabile Franco, papà delle burle. Con La Tampa tredici anni di risate

Il tempo è tiranno, anche quando si tratta di ricordi. È passato un anno da quando Franco Cannavò ci ha fatto l’ultimo scherzo volando las­sù dove abitano gli scavezza­colli con l’ardire degli artisti. O forse sarebbe meglio dire dei poeti. Ce l’ho davanti agli occhi, ancora oggi, e mentre sfoglio le sue pagine de “La Tampa” che hanno accompa­gnato il nostro giornale per quasi tredici anni, me lo vedo lì, appoggiato al mio tavolo, con la sigaretta in bocca, i jeans affondati negli stivali puntuti stile western e il ta­barro.
  Era pungente, l’amico. D’altra parte era il padre della paro­dia di un mondo, il nostro, che si dà un sacco di arie e rifiuta – categoricamente – di farsi sfottere. E che forse mal­digeriva costui che serviva piatti freddi fatti di notizie inverosimili. Meglio, le scri­veva come fossero vere e poi le titolava come se quella fos­se la storia del secolo nelle sue creature: La Tampa, che altrove si arricchisce storica­mente di una “esse”, Tutto­stort che con il calcio proprio non ci azzeccava. E il Corriere della Pera. Che si commenta da solo.
  Bisogna ammetterlo, con Franco ci siamo sbellicati di risate correndo il rischio per­sino
 di crederci, a certe bouta­de. La nostra amicizia, pur vissuta a distanza, lui nel suo antro degli inventori, io a scartabellare notizie vere, o presunte tali, è andata avanti tra quotidiane godurie e di­sperati appelli che invocava­no la pagina che tardava ad arrivare. Lui era fatto così: se non era in vena, tergiversava. Pare sia una costante, per gli artisti. E poi diciamola tutta: a Franco, in tredici anni di ap­passionato servizio non sia­mo mai riusciti a far digerire il sistema editoriale, ovvero quel groviglio di accrocchi elettronici con cui confezio­niamo il giornale. Lui la pagi­na, o le pagine, le mandava già bell’e fatte. Fatte in casa come le tagliatelle ma con una clas­se da chef della risata, colte e strampalate, argute.
  L’avrete capito: Franco era un genio. Uno di quelli che na­scono un secolo sì e uno no. Editore, scrittore, giornalista, inventore, dissacratore, ro­mantico. Non spreco le paro­le. Ora è lassù e immagino si faccia grasse risate dei nostri riti un po’ arcaici e delle belle parole. Se in Paradiso si fuma, lui di sicuro avrà il “givo” in bocca. E si aspetterà il “cocco­drillo”, come si chiama in ger­go un epitaffio confezionato per i posteri. E per gli amici. Così preferiamo ricordarlo con qualche sua pagina stori­ca, perché le parole vanno e vengono. E i fatti restano. Lui è lì, tra i suoi inchiostri i suoi colori, le sue notizie strampa­late. Grazie Franco, ci si rive­de, prima o poi.
  Ps: oggi alle 10, nella chiesa della Crocetta intitolata alla Beata Vergine delle Grazie, si celebra una messa in suo ri­cordo.
 Lui ci sarà.

 

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