Cronaca
IL CASO «Non sono venuto per chiedere asilo». Prorogata la “detenzione” nel Cie

Foto con le teste mozzate. L’afghano cambia versione

Quando la polizia l’ha fermato su un treno a Bardonecchia con sei telefoni cellulari e 33 schede sim su cui erano memorizzate le immagini di armi, teste mozzate, miliziani impegnati nella guerra in Siria e in Iraq, ha detto di chiamarsi Nasim Laghani, di ave­re 22 anni, di essere afghano e di essere diretto a Roma, dove avrebbe voluto presentare richie­sta d’asilo. E ai pubblici ministeri che ora si occupano del suo caso, ribadita questa versione, ha spie­gato di parlare soltanto pashtun, tanto che per interrogarlo è dovu­to partire un interprete sotto scor­ta da Roma.
 
 Condotto nel Centro di identifi­cazione ed espulsione di corso Brunelleschi, ha però cambiato versione: «La richiesta di diritto d’asilo – ha spiegato al suo avvo­cato, Andrea Battisti – non voglio farla, sono venuto in Italia per cercare un lavoro, e ora voglio uscire di qui e trovarlo». Quanto alla lingua, poi, ha ammesso di parlare anche inglese. 

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